La leggenda di Kurt Cobain rivive in un documentario

Un piccolo gioiello la biografia postuma del leader dei Nirvana diretta dal giovane AJ Schnack

Pedro Armocida

da Roma

Tra Première, eventi speciali e red carpet stai a vedere che alla fine le cose più interessanti della Festa del Cinema si trovano nella sezione di confine Extra, quella dei lavori più sperimentali ma anche più vivi. Come questo Kurt Cobain about a son, un piccolo gioiello diretto dal giovane statunitense AJ Schnack, fortissimamente voluto da Sergio Fant, uno degli attenti selezionatori di Extra. Una sorta di autobiografia postuma di uno dei cantanti rock più amati degli ultimi anni, quel Kurt Cobain della band Nirvana sposato con Courtney Love che ha concluso la sua vita con un suicidio nel 1994 a Seattle, biglietto di sola andata per il paradiso dei grandi che si chiama leggenda. Il regista AJ Schnack abbonato ai documentari musicali (nel 2002 ne ha realizzato uno sulla band newyorchese They Might Be Giants), ha lavorato su più di 25 ore di materiale inedito tratto da un’intervista al giornalista Michael Azerrad. Vera protagonista del film è la voce del cantante e musicista che ripercorre la sua vita, soffermandosi alla fine sul tema della morte e del suicidio che di lì a poco avrebbe messo in pratica.
Particolarmente radicale, ma efficace, la scelta del regista di non inserire nessuna canzone sua o dei Nirvana perché, spiega, «volevo concentrarmi sulla voce di Cobain, su questo suo racconto autobiografico vecchio di 12 anni fa ma per molti versi estremamente attuale. Sembra quasi di origliare una conversazione privata». Tra le principali preoccupazioni di Cobain c’è quella di essere ingabbiato nello stereotipo del drogato e del violento, mentre invece, conclude il regista, «era un essere umano dalle mille sfaccettature e spero che questo ritratto intimo a 360 gradi su di lui gli possa rendere giustizia».