La leggenda di mio padre antiamericano

Romano Prodi ha suggerito di intitolare a Craxi una via di Sigonella e io l'ho ringraziato. Si dice: a caval donato non si guarda in bocca, ed io ho seguito il galateo popolare, anche se la malizia del suggerimento era evidente anche senza aprire la bocca del cavallo. Prodi, proponendo Sigonella, voleva disegnare il Craxi che vorrebbero le sinistre, l'antiamericano, da poter collocare nel sacrario della memoria comunista. Ma è un errore storico che Prodi avalla, cento volte smentito dall'ambasciatore Antonio Badini, che di Craxi fu consigliere diplomatico, corretto da Sergio Romano, nella sua conferenza milanese su «Craxi uomo dell'Occidente», documentato nel libro che raccoglie gli atti del convengo internazionale sulla politica estera di Bettino promosso da Gennaro Acquaviva e curato dal prof. Ennio Di Nolfo.
Sono grata a Prodi, che mi permette di ripetere ancora una volta la lezione. Il «no» di Craxi a Reagan, che gli chiede di lasciare che le sue «foche» si impadroniscano dei dirottatori dell'«Achille Lauro», è il «no» ad un amico che sta commettendo un errore madornale. Craxi non è stato mai antiamericano e, come ha documentato il recente convegno della Fondazione Craxi, presente Giuliano Amato, ha fatto dell'atlantismo il perno della sua politica.
Da quando si era convinto che il problema palestinese non si sarebbe risolto se l'Occidente non avesse trovato in Palestina un interlocutore, cioè prima dei suoi viaggi nel mondo arabo, prima del suo incontro dell'83 a Tunisi con Arafat, Craxi era in contatto con Reagan e aveva l'assenso alle sue iniziative, compresa quella federazione giordano-palestinese che poi non si fece per l'ostilità del mondo arabo. Se Craxi avesse lasciato mano libera a Reagan a Sigonella, tutta la politica statunitense nel Medio Oriente sarebbe saltata in aria, il lavoro, e i soldi, spesi per creare Stati moderati in quella regione sarebbero stati vanificati. L'Egitto, che si era speso per il buon fine dell'avventura dell'«Achille Lauro», che aveva subito l'affronto del dirottamento del suo aereo, non avrebbe accettato l'azione militare statunitense contro i suoi uomini e l'intero mondo arabo sarebbe insorto al suo fianco.
Quanto fosse giusto il «no» di Bettino lo dimostra proprio l'atteggiamento di Washington. Le «teste di uovo» della Casa Bianca ripresero il sopravvento sui «pecos bill» in pochi giorni. Il «dear Bettino», la lettera con cui Reagan invita Craxi in America, è di appena dieci giorni dopo la notte di Sigonella.
Faccio una proposta. Se il suggerimento di Prodi è senza malizia e vuole solo premiare un momento alto della politica di Craxi perché non sostituiamo Sigonella con Comiso? La storia dei missili è meno emotiva dell'avventura dell'«Achille Lauro», ma è di importanza politica di gran lunga maggiore. Riuscendo a indurre l'Europa riluttante ad accettare i missili americani Pershing e Cruise, da opporre agli SS 20 sovietici che Breznev aveva schierato contro le maggiori capitali europee, Craxi salvò l'Occidente, salvò la pace, segnò l'inizio del declino del colosso sovietico. Anche questo è un merito storico.
Al di là d'ogni polemica, vorrei esprimere la speranza che le accese discussioni di questi giorni aprano la strada ad un serio, sereno e approfondito dibattito sugli anni che hanno travolto con violenza la vita democratica del Paese e aperto la strada agli incerti tempi d'oggi. Ad indicare nelle oscurità di ogni giorno i malesseri di cui soffre la politica italiana sono ormai in moltissimi, e non di secondo rango, a cominciare da Violante. Che altro dobbiamo aspettare?