«Una leggenda nata da un unico incontro»

Paolo Bertuccio

È l'accostamento a non andarle giù. Ogni volta che il nome di suo nonno viene affiancato a quello di Sante Pollastro, Costanza Girardengo sente un certo disagio. Lo stesso che ha provato nel 1993, allorché la fortunata canzone di Francesco De Gregori sulla leggenda del bandito e del campione di Novi Ligure ha cominciato a essere diffusa da tutte le radio, e che sta provando in queste settimane. La ragione è il libro di Marco Ventura «Il campione e il bandito» che, limitandosi ad invertire le parole del titolo del brano musicale, ripercorre le vicende umande del grande ciclista e del feroce fuorilegge: due autentiche celebrità, ciascuno a modo suo, della Novi degli anni Venti. No, la signora Costanza e gli altri nipoti del campionissimo non digeriscono proprio il fatto che per parlare del bandito Pollastro si debba per forza tirare in ballo il mitico asso del pedale. «La ragione è molto semplice: il nonno e Pollastro non erano amici, né si frequentavano. Si incontrarono una volta al Velodromo d'Inverno a Parigi, quando il bandito fu presentato a Girardengo dal massaggiatore Cavanna. Nient'altro. E allora perché queste due figure, che non c'entrano niente l'un l'altro, devono per forza andare sempre a braccetto?».
Signora Costanza, cosa ha pensato appena ha saputo del libro?
«“Ci risiamo”, mi sono detta. Mi è sembrato di tornare indietro al polverone scatenato dal disco di De Gregori. Quella volta fu mio zio Ettore, pochi mesi prima di morire, a rivolgersi alla stampa per cercare di mettere in chiaro le cose. Poi Luigi Grechi, fratello del cantante e autore del pezzo, dichiarò di aver giocato un po' con la leggenda e ammise di non conoscere a fondo la verità. In famiglia decidemmo di accontentarci di questo: certe discussioni sono sempre lunghe e spiacevoli».
Però, questa volta…
«Questa volta è stato di nuovo tirato in ballo Costante Girardengo nell'ambito della stessa storia banditesca di rapine e omicidi. Stiamo parlando di un campione che ha vinto sei Milano-Sanremo e che nelle odierne telecronache di questa gara viene spesso dimenticato. Di un atleta dallo stile di vita esemplare, da portare ad esempio ai giovani. Di uno che ha fatto la storia del ciclismo, insomma: è triste che il suo nome venga riesumato solo per far compagnia a quello di un bandito con cui ha parlato una volta sola nella vita. Allora, piuttosto, lasciamolo in pace».
Nel libro di Ventura, però, non si porta avanti la tesi dell'amicizia tra i due: le loro vicende scorrono in maniera piuttosto parallela...
«Il problema è che la cosa non viene negata in maniera esplicita. Sembra quasi che la figura del nonno faccia comodo alla narrazione. In effetti, il libro mi pare più che altro una documentatissima biografia di Sante Pollastro, personaggio sicuramente romanzesco e degno di essere raccontato, in cui la presenza forzata di Girardengo rende più “spendibile” il prodotto, sull'onda della leggenda che ha dato origine alla famosa canzone».
“Il campione e il bandito” è uscito da diverse settimane. Lei e i suoi cugini, nel frattempo, avete già cercato in qualche modo di dire la vostra?
«Abbiamo provato con una trasmissione Rai in cui Ventura ha presentato il libro, ma ci hanno consigliato di inviare, prima di tutto, una nota alle agenzie. Lo abbiamo fatto, ma la cosa non ha avuto seguito. L'unico organo d'informazione a riprendere le nostre dichiarazioni è stato, devo dire, il Giornale. Ma la nostra famiglia ha assoluta necessità di farsi sentire in questa storia, magari per arrivare ad un confronto con Ventura».
Il cantautore, a suo tempo, ha candidamente ammesso la propria ignoranza in materia. Dallo scrittore, invece, cosa si aspetta?
«Che dica chiaramente qual è la verità su mio nonno, solo questo. Che lo dichiari esplicitamente: Girardengo e Pollastro non c'entrano niente l'uno con l'altro, fatto salvo il famoso e fortuito incontro a Parigi. Mi rendo conto che così la leggenda perde molto fascino, ma stiamo parlando di persone che sono esistite davvero, anche se non ci sono più. Vorrei tornare a parlare di nonno Costante solo per ciò che è davvero importante, vale a dire i successi sportivi. Credo se lo meriti».