La leggenda del potente «convertito»

«Era grande, bruno, calvo; bianchi i pochi capelli che gli rimanevano; rugosa la faccia: a prima vista, gli si sarebbe dato più de’ sessant'anni che aveva; ma il contegno, le mosse, la durezza risentita de' lineamenti, il lampeggiar sinistro, ma vivo degli occhi, indicavano una forza di corpo e d'animo, che sarebbe stata straordinaria in un giovine». Lo avete studiato a scuola e qualcuno di voi l’ha trovato magari affascinante. L’uomo il cui nome faceva paura perfino a se stesso, una vita da rapace e un passato da dimenticare. È lui che fa prigioniera Lucia. È lui che s’incanta di fronte alla sua tenerezza e al coraggio della ragazzina che dice no, resiste, s’impunta e combatte da popolana contro la prepotenza dei nobili. Manzoni chiude i «Promessi sposi» con la vittoria della provvidenza. Dio aiuta i deboli e i puri di cuore. L’Innominato incontra il cardinal Borromeo e si converte. Il suo castello forse ancora no.