Una «leggerezza metafisica» chiamata Eur

Il primo a usarlo come set è stato Rossellini per «Roma città aperta». Poi è stata la volta di Fellini, Bragaglia e, per ultimo, di Muccino

Elisa D’Alto

«Ti voglio proprio bene, Peppino caro, e anche io ho nostalgia di quelle sgangherate notti sul prataccio dell’Eur». Chi scrive queste righe affettuose, inserite in una lettera datata 7 agosto 1961, è Federico Fellini e il Peppino in questione altri non è che l’attore De Filippo: i due hanno da poco terminato le riprese di Boccaccio 70, pellicola con Anita Ekberg protagonista, girata in gran parte all’Eur. Gli ampi spazi e le colonne di marmo bianco del quartiere offrono una scenografia quasi metafisica, molto amata da Fellini ma anche da tanti altri registi che hanno deciso di ambientare in questo quartiere molti dei loro film.
Per ricordarli tutti, o perlomeno i più noti, è uscito nelle librerie Eur, si gira, un libro che, in oltre 160 pagine, raccoglie le immagini e le storie dei film ambientati all’Eur. Laura Delli Colli, curatrice del volume insieme ad Angelo Bucarelli e Franco Mariotti, spiega: «Ho fatto una scelta di circa 300 film, citando i più importanti e tralasciandone altri. È stato un lavoro impegnativo: tutti ricordano i film di Fellini ambientati all’Eur, ma ci sono stati tanti altri registi che hanno girato qui. L’apparente "neutralità" scenografica dell’Eur lo ha reso un set particolarmente speciale».
La storia dell’Eur come set comincia nel 1945, quando Roberto Rossellini gira qui alcune scene di Roma città aperta. Le immagini in bianco e nero di questa pellicola ci riportano indietro negli anni in cui l’Eur non era ancora il moderno quartiere che conosciamo, ma solo un cantiere abbandonato a causa della guerra e circondato dal nulla.
Le lunghe scalinate e i colonnati del quartiere diventano il set ideale per i film ispirati al mondo classico: da Attila di Piero Francisci del 1954 ad Annibale e Gli amori di Ercole di Carlo Ludovico Bragaglia del 1960.
Fellini apprezza lo stile dell’Eur tanto da definirlo di «una leggerezza metafisica»: quasi fosse una tela di De Chirico nella quale il regista romagnolo ambienta alcune scene del suo episodio di Boccaccio 70 (Le tentazioni del dottor Antonio), della Dolce vita, di Otto e mezzo e di Giulietta degli spiriti. Siamo arrivati così agli anni ’60, gli anni in cui altri grandi registi scoprono l’Eur come set: Mario Monicelli gira qui alcune scene di Risate di gioia con una bionda Anna Magnani, Dino Risi Il sorpasso e Vittorio De Sica Il boom.
Un successo che subirà una fase di declino negli anni ’70 e ’80 per risollevarsi solo con i registi di ultima generazione, come Gabriele Muccino che gira sulla scalinata della chiesa dei S.S. Pietro e Paolo una scena dell’Ultimo bacio, Giovanni Veronesi, che sceglie l’Eur per alcune scene del suo Manuale d’amore e Nanni Moretti, che proprio di recente ha terminato le riprese del suo ultimo film all’interno delle sale dell’Archivio centrale dello Stato.