Leggi ad aziendam

Chi cercava le prove del regime che avanza è servito: ieri il Consiglio dei ministri ha legato su un missile, probabilmente di Hezbollah, la Rete Quattro di Mediaset di Silvio Berlusconi e ha cominciato il conto alla rovescia per spedirla sul satellite senza i viveri della pubblicità. Dovendo compiere un’operazione analoga con una rete Rai lo stesso governo si propone di mettere in orbita RaiDue tenendosi ben stretta RaiTre. Lo scopo è ovvio: colpire l’unico uomo in grado di mettere in campo una armata capace di battere nelle urne il cartello delle sinistre, fiaccarlo, spingerlo possibilmente a mollare.
Berlusconi ieri non riusciva a credere che una tale porcata fosse effettivamente stata concepita per motivi punitivi, ma ha dovuto prenderne atto: la porcata era servita. Il girotondismo adesso balla e canta travestito da caimano, mentre nessuno ricorda che la riforma Gasparri, ieri giustiziata dalle sinistre, fu varata dopo ben sei passaggi fra Camera e Senato, 14mila emendamenti, 410 voti a scrutinio segreto e ben 44 sedute parlamentari. Ricordiamo questi numeri per sottolineare che la legge oggi annullata da un governo che non ha neanche vinto le elezioni ma soltanto una dubbia lotteria, superò tutti gli esami parlamentari che in una democrazia possono essere richiesti. E li passò anche perché la Casa delle libertà volle dare la massima prova di trasparenza e democrazia con la partecipazione straordinaria di Ciampi che, per scrupolo, rinviò la legge alle Camere.
Costoro, invece, delle Camere se ne fregano: quando non riescono a trascinare al voto i senatori a vita, usano il silenziatore della fiducia. Vedremo se avranno la faccia tosta di usarla in questo caso. Il disegno di legge di Prodi e Gentiloni (che noi della Cdl sorridendo e battendo le manine eleggemmo presidente della Vigilanza Rai aprendogli la carriera da ministro) dovrà infatti fare i conti con l’opposizione e sarà una lotta durissima proprio perché la decisione di ieri è di una bassezza politica insopportabile: ad personam o «ad aziendam», come è stato detto. Una osservazione amara: in questi giorni la Cdl ha schierato un manipolo di sorridenti «volenterosi» che tenteranno di rappezzare per conto del governo la Finanziaria da rapina che Prodi ha varato castigando chi produce ricchezza, punendo allo stesso tempo il ceto medio degli stipendi fissi. Secondo noi si tratta di un altro fatale errore dopo il sì all’indulto e alla spedizione militare in Libano su cui torneremo presto.
I «volenterosi» che dovrebbero rendere commestibile la palata di sterco della Finanziaria sono l’ultima trovata del moderatismo «costruttivo e responsabile» che chi scrive detesta, specializzato nel cavare le castagne dal fuoco per conto di un governo subdolo e borseggiatore, ricevendone in cambio calci in faccia. E il governo borseggiatore, infatti, ha risposto con il morso del cobra, affondando i denti nella proprietà personale dell’avversario politico, un tiro ad altezza d'uomo. Altro che riformismo post-comunista, qui siamo a Pol Pot in sugo alla bolognese. Se gli onesti killer di Al Capone prima di ammazzare qualcuno si scusavano dicendo «nulla di personale, sono solo affari», questo governo vuole proprio colpire in modo personale il leader avversario, e non per un vantaggio collettivo ma per fiaccare e possibilmente eliminare l’uomo che può ancora batterlo. La messa in orbita di una rete Mediaset serve solo per colpire Berlusconi portandogli via l’argenteria e magari mollargli una ginocchiata sui denti. Di qui la domanda: è davvero l’ora dei volenterosi? Noi ripetiamo e rispettiamo un vecchio adagio: quando il gioco diventa veramente duro è l’ora dei duri in campo, non dei volenterosi.
p.guzzanti@mclink.it