«Leggi a mio favore? Una, voluta dall’Unione»

Il premier al direttore Mauro: «Permetta al diavolo di replicare...»

Laura Cesaretti

da Roma

E sulla prima pagina di Repubblica si fa vivo il «diavolo»: a una settimana o poco più dal clamoroso annuncio di un’alleanza nel grande business con Carlo De Benedetti; a ventiquattr’ore dalla dolente lettera d’addio dell’Ingegnere che ne sanciva la fine prematura, anche Silvio Berlusconi ha preso carta e penna.
Il premier si rivolge al direttore, Ezio Mauro, che mercoledì scorso aveva firmato un editoriale («Repubblica, il diavolo e l’acqua santa») per promettere ai lettori che la battaglia del suo giornale (l’acquasantiera in questione) contro «l’anomalia del centrodestra italiano» sarebbe continuata indomita, nonostante il neonato idillio affaristico tra il Cavaliere e l’Ingegnere.
«Permetta al diavolo almeno di replicare», esordisce Berlusconi. Che affronta punto per punto la requisitoria di Mauro (conflitto d’interessi, monopolio tv, leggi ad personam, cultura populista della destra) e conclude con un (ironico?) pat-pat sulla spalla di De Benedetti: «Prendo nota con rammarico del fatto che l’Ingegnere, pur essendo persona certo navigata da anni nel duro mondo degli affari, non ha saputo resistere al massacro mediatico, e tutto politico, che investe immediatamente chiunque osi entrare in rapporto con Berlusconi». Chi meglio di lui può comprendere? E infatti «lo capisco, perché io questo massacro ingiusto lo soffro sulla mia pelle quotidianamente da quando ho osato togliere il potere a una sinistra che si era illusa di aver già vinto. Non vorrei - conclude il premier - che si illudesse ancora una volta». Se Mauro e Repubblica si illudano o no, lo si saprà oggi: una noticina a piè di pagina, infatti, informa che il direttore replicherà con un nuovo editoriale.
Conflitto di interessi. Accusa irricevibile, dice Berlusconi: esiste per regolarlo «una legge severa, che affida il controllo ad autorità indipendenti e che è stata approvata solo grazie alla determinazione dell’attuale maggioranza», visto che il centrosinistra in cinque anni di governo non aveva cavato un ragno dal buco. Ergo, «nessuno è titolato a sostenere la tesi che il governo sia condizionato dal conflitto d’interessi: farlo equivale a emettere condanna prima ancora che si istruisca un processo».
Monopolio tv. C’era quello dello Stato e l’ho rotto proprio io fondando Fininvest, tiene a sottolineare Berlusconi. Senza contare che in questi anni «la Rai ha combattuto ad armi pari con Mediaset, e l’ha in molti casi superata in ascolti». E poi «basta guardare i tg e i programmi di approfondimento (compresi quelli di Mediaset) per accorgersi che non esiste monopolio né controllo» da parte del premier e del suo esecutivo, che anzi è stato in questi anni un vero San Sebastiano, «bersaglio di critiche e polemiche più di ogni altro governo» che si ricordi.
Leggi «ad personam». Una «manipolazione incredibile», perché il premier e i suoi alleati «sottoposti a processi infondati» non ne hanno mai beneficiato. Salvo in un caso: «La provvisoria sospensione dei procedimenti seguita all’approvazione del cosiddetto lodo Maccanico, dal nome dell’esponente di centrosinistra che lo aveva proposto». L’unica vera legge ad personam, insomma, l’ha voluta l’Unione.
Cultura populista. L’accusa nasce dall’inveterato «snobismo intellettuale» della sinistra. Si è mai chiesto il direttore di Repubblica perché siano così pochi i suoi lettori (e quelli dei quotidiani in genere)? Perché «l’intellighenzia nazionale è distante anni luce dai problemi» reali. «Non mi stupisce dunque che lei consideri populista chi sa parlare ai cittadini con un linguaggio semplice, e non si rifugia nel gergo elitario». Altro che populismo: è «l’essenza della democrazia», insorge il premier. Che non convince il centrosinistra: «Frottole» (Rizzo, Pdci). «Sconcertante mistificazione» (Pecoraro, Verdi).«Il potere straripante di Berlusconi è innegabile» (Villetti, Sdi). «La sua lettera è la cronaca di un fallimento» (Lusetti, Margherita). «Cerca un processo di beatificazione», (Monaco, prodiano). Assai ottimista l’azzurro Giro: «La lettera del premier gioverà molto ai rapporti tra maggioranza e opposizione». Al momento, non si direbbe.