Leghista accoltellato da un giovane di sinistra

da Terno d’Isola (Bergamo)

«Solo adesso, a bocce ferme, mi rendo conto del rischio che ho corso. Ma lo ribadisco: non denuncerò il ragazzo che mi ha colpito». Alberto Quadri, segretario della Lega Nord di Terno d’Isola (Bergamo), parla il giorno dopo essere stato lievemente ferito al braccio sinistro da una coltellata infertagli da un diciassettenne del paese. «Un fatto - dice - che aveva tutta l’aria di essere stato premeditato».
Tutto è accaduto nel pomeriggio di sabato di fronte al gazebo che il Carroccio stava allestendo in paese per la campagna referendaria: «Il ragazzo, che indossava una t-shirt con l’effigie di Che Guevara, ci è passato accanto e, dopo avere letto i manifesti, ha cominciato a inveire contro di noi. Poi è salito in un appartamento di fronte e, dalla finestra, è andato avanti a insultarci. Dopo una ventina di minuti l’ho invitato a scendere: volevo parlargli, capire perché ce l’avesse tanto con noi. Lui mi si è parato davanti, continuando con gli insulti. Allora la discussione è degenerata: io gli ho dato uno spintone, i miei compagni mi hanno subito allontanato. Il ragazzo, invece, ha estratto un coltello e me l’ha puntato all’altezza del viso».
Quadri ha cercato di disarmare il giovane che, invece, è riuscito a colpirlo di striscio al braccio sinistro: «Roba da poco - commenta - mi è andata bene. Ma che tutto fosse premeditato lo dimostra il fatto che, benché io me ne sia andato quasi subito, il ragazzo sia rimasto lì ancora parecchio e che i carabinieri lo abbiano trovato in zona, con il coltello ancora in tasca. Ho poi saputo che, intorno alle 19, si è ripresentato, per fortuna senza aggredire nessuno».
Nonostante ciò, Quadri conferma che non presenterà denuncia: «Del caso si occupano i carabinieri - conclude - loro faranno il loro dovere. Per quanto mi riguarda, preferirei che la vicenda si concludesse qui».
Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli commenta con durezza: «Quando si arriva ad accoltellare, emerge con grande evidenza e preoccupazione che il modo di essere democratici dei compagni e il loro modo di intendere il dibattito politico ricorda molto quello del fascismo».