Legislative, secondo turno: Sarkozy vince ma la Royal e i socialisti rialzano la testa

Al secondo turno delle legislative, il partito del presidente ottiene la maggioranza assoluta. Sinistra in rimonta e la Royal commenta: "Presa di coscienza nel Paese". L’Ump conquista l’Assemblea con 314 seggi, il Ps ne prende 185 Si dimette Juppé

Parigi - La Francia si è affidata a Nicolas Sarkozy, il rifondatore del centrodestra, ma lo ha fatto con prudenza, evitando di regalargli un puro e semplice assegno in bianco. Il cinquantaduenne presidente Sarkozy - nettamente eletto il 6 maggio scorso sconfiggendo la socialista Ségolène Royal - ha ottenuto ieri, al secondo turno delle elezioni legislative, una chiara maggioranza parlamentare a sua immagine e somiglianza. Sui 577 seggi della prossima Assemblea nazionale, il solo ramo del Parlamento francese eletto a suffragio universale, lo schieramento di centrodestra fedele a Sarkozy si muove in una forbice che va dai 345 ai 350 seggi. Di questi 314 vanno all’Union pour un mouvement populaire (Ump, il partito di Sarkozy) e 22 vanno ai suoi alleati del Nuovo centro (Le Nouveau centre, la formazione politica creata dalla componente dell’ormai dissolta Udf, Union pour la Démocratie française, schieratasi al fianco di Sarkozy). Nella legislatura appena terminata, l’Ump aveva 359 seggi e la vecchia Udf (guidata da François Bayrou) ne aveva 29. L’Ump mantiene la maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale e questo è l’essenziale. Ma i sondaggi - che le attribuivano una maggioranza dei due terzi - si sono sbagliati. L’Ump perde seggi rispetto alle elezioni del 2002.

La sconfitta delle sinistre è evidente, ma è stata attenuata dai risultati di ieri e quindi da questi ultimissimi giorni di campagna elettorale, che hanno visto i francesi impauriti dall’ipotesi che Sarkozy non avesse praticamente alcun contrappeso in Parlamento. Nella scorsa legislatura i deputati socialisti e apparentati (indipendenti, radicali di sinistra, Movimento dei cittadini) erano 149. Nella prossima saranno 206. Il segretario del Partito socialista François Hollande alza la voce, tentando persino di cantare vittoria: «Noi socialisti abbiamo ottenuto un quarto di deputati più che nella scorsa Assemblea nazionale. Gli elettori hanno scommesso sull’equilibrio, indispensabile in una democrazia. Nella prossima Assemblea nazionale ci saranno diversità e pluralismo: tanto meglio per il Paese», ha detto in una dichiarazione a botta calda. «Per fortuna non ci sarà un’Assemblea nazionale monocolore, ma il Partito socialista chiede una maggiore dignità ai propri dirigenti», dichiara Jack Lang, già stretto collaboratore di François Mitterrand, nell’avviare un discorso autocritico sull’avvenire del partito. «Tra i due turni del voto per l’Assemblea nazionale c’è stata una vera e propria presa di coscienza», dice Ségolène Royal.

Il centrista François Bayrou - che ha portato l’Udf su una linea di centrosinistra, provocando la rottura con molti suoi ex amici - s’era fatto enormi illusioni dopo il 18,7 per cento da lui ottenuto il 22 aprile al primo turno delle presidenziali. Essendo giunto terzo, non ha potuto partecipare al ballottaggio, ma era sicuro di poter continuare a tutta birra la propria carriera politica. Adesso la birra rischia di berla da solo alla buvette di Palazzo Borbone. I comunisti riescono a salvarsi grazie al sistema maggioritario a due turni, che premia la loro alleanza con i socialisti e che permette loro di riconquistare 18 deputati sui 21 della scorsa legislatura. Con la stessa percentuale al primo turno (poco meno del 5) l’estrema destra del Front national, che non dispone di alleati, resta senza seggi. Per contro la destra antieuropeista del cattolico tradizionalista della Vandea Philippe de Villiers, leader del Mpf (Movimento per la Francia), ottiene 3 deputati. Quattro seggi vanno ai Verdi.

Finisce così la maratona elettorale francese, che ha visto i cittadini alle urne quattro volte in due mesi (due per le presidenziali e due per le legislative). Gli effetti della stanchezza si sono tradotti in un elevato astensionismo in occasione del voto di ieri (solo il 61% degli aventi diritto si è recato ai seggi, mentre alle presidenziali è stato l’85 per cento). Adesso i francesi vogliono una sola cosa: che Sarkozy si metta al lavoro e realizzi il suo programma. Ha promesso ordine e benessere. I connazionali gli hanno dato in abbondanza i mezzi per materializzare la propria politica. Se saranno contenti, lo esalteranno. Altrimenti gli volteranno le spalle. Ieri gli hanno dato una vittoria con un retrogusto d’amaro. Una vittoria, ma non un trionfo. Lo dimostra anche la sconfitta di Alain Juppé, battuto dalla socialista Michèle Delaunay: l’ex premier in serata si è dimesso da ministro dell’Ecologia.