Il legittimo sogno del Nord: una compagnia tutta sua

In gioco c’è il ruolo di Malpensa e una logica di business che oggi è carente

da Milano

I temi s’intrecciano: Alitalia, Malpensa, compagnia del Nord. Malpensa è un patrimonio importante del Paese, se il nuovo proprietario di Alitalia dovesse alleggerire la presenza al Nord, la lacuna dovrebbe essere colmata. Anche perché il Nord è uno dei bacini di utenza più ricchi d’Europa. In questo senso può anche essere letta la recente operazione Meridiana-Eurofly, e in questo senso si è espresso più volte il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che negli ultimi giorni ha parlato di questo tema con il sindaco di Milano, Letizia Moratti. Ma creare una «compagnia del Nord» non è come dirlo: i diritti di traffico e una flotta adeguata non si improvvisano da mattina a sera, è un processo che necessita di anni. Che una cordata del Nord possa acquistare Alitalia per spostare il suo baricentro, oggi tenacemente radicato su Roma, ha dunque una sua forte logica di business. Andrea Riello, presidente della Confindustria del Veneto, ha lanciato una proposta che ha suscitato interesse e reazioni (l’accoglienza più concreta è venuta da parte del banchiere Gianni Zonin), ma che assomiglia però più a un auspicio che a un progetto: egli stesso in serata ha smorzato lo slancio dicendo che «il problema è che dopo i tempi lunghi per andare sul mercato si sono scelti quelli brevi per chiudere». E ha aggiunto: «Auspico che il governo, nell’affrontare la trasformazione di Alitalia, non ne faccia una compagnia low cost». Un esempio del rapporto imprenditori veneti-Alitalia viene dal cugino di Andrea, Alessandro Riello, amministratrore delegato di Aermec: «Ho volato Alitalia fino a un anno fa. Poi alla cancellazione di un volo dagli Stati Uniti sono stato abbandonato in aeroporto, senza informazioni né assistenza. Da allora viaggio Lufthansa». Ma l’idea di Andrea Riello può essere interpretata anche diversamente: alla luce dei buoni rapporti, confindustriali e no, con Luca di Montezemolo e Diego della Valle («Alitalia è un marchio potentissimo, soprattutto se si pensa che rappresenta un Paese a forte valenza turistica» ha detto ieri quest’ultimo). Nomi che più volte sono stati spesi come potenziali interessati alla privatizzazione della compagnia.
Il 29 gennaio scade il termine per la presentazione delle manifestazioni d’interesse e finora, tranne l’incontro con i sindacati dell’uomo d’affari Paolo Alazraki, le cronache hanno registrato ben poco. La dichiarazione di Franco Bernabè (Rothschild), che ha ammesso di lavorare a una cordata; e una riunione del vertice del fondo M&C di Carlo De Benedetti, che si è conclusa in maniera interlocutoria. Da tempo trapela il forte interesse di Air One (sostenuta da Banca Intesa) e quello di Meridiana, oggi principale azionista di Eurofly: ma finora non ci sono stati atti concreti. Molti si interrogano sull’atteggiamento di Air France che resta, sullo sfondo, il più probabile approdo, almeno nel medio termine, per la nostra compagnia pubblica: ma mentre fino a qualche giorno fa era diffusa la sensazione che da Parigi non arriveranno manifestazioni d’interesse, e che Air France resterà pronta a intervenire in una seconda fase, ora si sta facendo strada la convinzione che sarà recapitata anche una busta firmata Spinetta. Perché a Parigi cominciano a temere la partecipazione di un concorrente grande e scomodo: Lufthansa.