Lehman Brothers, Magnoni: «Poche idee ma chiarissime»

Le quattro chicche dell'ex top banker di Lehman Brothers andate in onda ieri in un monologo-intervista della tv satellitare Class-Cnbc

Ruggero Magnoni «ha poche idee ma molto chiare». Ci scuserà se utilizziamo contro di lui un aforisma (sic) che egli stesso attribuisce alla generalità delle donne italiane. Era uno dei top banker (così si dice) di Lehman Brothers, transitato in Nomura, dopo il fallimento della banca dove ha lavorato per 32 anni. Queste le poche idee che ha.

1. Lehman è stata ingiustamente lasciata fallire. «Qualche minchiata l'abbiamo fatta anche noi», ma non da giustificare il fallimento. Solo qualche «minchiata»?

2. D'altronde l'amministrazione Bush è quello che è: i fallimenti di Irak e Afghanistan dimostrano che è una massa di incompetenti. Con cui Lehman non ha forse prosperato?

3. Qualche regoletta contabile ci ha danneggiato, d'altronde «il 2008 è il secondo anno migliore che abbiamo avuto». Sicuro?

4. «Ho perso circa 25 milioni dal fallimento», ma rassicura subito «non si tratta della parte preponderante del mio patrimonio». Un filo di sobrietà con obbligazionisti e azionisti disperati non sarebbe consigliabile?

Queste e altre stupende chicche sono state mandate in onda ieri in un monologo-intervista dell'ottima tv satellitare Class-Cnbc. Le riportiamo sinteticamente perché rappresentano, meglio di tanti trattati, l'irresponsabilità e l'incapacità di lettura della realtà che alcuni banchieri continuano ad avere. Si potrebbe semplificare liquidando il tratto come quello di mera arroganza. Ma non basta. Sarebbe istruttivo rivedere l'intervista e stamparsela bene in testa. Da queste parti non si ha ovviamente nessun pregiudizio ideologico nei confronti di coloro che guadagnano milioni, ma si continua a credere, forse ingenuamente, che siano il frutto del merito. Guardatevi Magnoni e capirete perché Lehman è fallita. E forse anche perché, giustamente, il ministro Tremonti non vuole concedere loro una prova d'appello.