Lehmann: «Riquelme ha sbagliato perché gli ho detto cose irripetibili»

Il portiere racconta il rigore parato. Curioso: un tedesco manda per la prima volta un club londinese in finale di Champions. E Zac lo bocciò

nostro inviato a Villarreal

Un rigore parato come purificazione dai peccati. Sportivi, of course. «La vita del portiere è così, a volte commetti errori gravissimi, altre volte diventi un eroe per un intervento decisivo al momento giusto», è la filosofia spicciola di Jens Lehmann. Che nella sua breve esperienza italiana (gli ultimi sei mesi del ‘98) al Milan, ricevette più insulti che elogi. Alla soglia dei 37 anni, il portierone dagli occhi azzurri è un numero uno felice. E soprattutto una sicurezza tra i pali, tanto che ha tolto il posto nella nazionale tedesca a un altro «vecchietto» terribile, Oliver Kahn. Da martedì sera, poi, è anche il portiere con il primato di imbattibilità in Champions league (745’, frantumato il record di Van der Sar) e ha contribuito, insieme al suo secondo Almunia, a mantenere inviolata la porta dell’Arsenal - la multinazionale di Arsene Wenger - per 919’ (cancellato l’Ajax di diciassette anni fa). E come se non bastasse, anche i londinesi di fede Gunners dovranno erigergli un monumento, perché grazie a un tedesco (chi l’avrebbe detto?) saranno i primi abitanti della City a giocarsi la coppa dalle grandi orecchie.
Sentendo il nome Lehmann, i tifosi rossoneri ancora rabbrividiscono. Arrivato a parametro zero dallo Schalke 04, il portiere fu umiliato da Batistuta nella sua seconda partita a San Siro. Cinque partite da titolare, poi l’infortunio a Cagliari e guanti affidati a Sebastiano Rossi. Che dai pali della porta milanista non uscirà più, nemmeno il giorno del derby con l’Inter (l’8 novembre ’98) che doveva segnare il rientro del tedesco in squadra. Alberto Zaccheroni, che poi vinse lo scudetto, lo bocciò già a Natale (ultima panchina a Genova con la Samp) e Lehmann dovette trasferirsi a Dortmund. Da lì cominciò la sua seconda vita, con il successivo passaggio all’Arsenal. E un lieto fine già scritto: il rigore respinto a Riquelme, che vale il biglietto per la finale di Parigi.
«Non ero un brocco prima, non sono un fenomeno adesso - dice Lehmann -. Diciamo che a Villarreal ho fatto perdere la pazienza al giocatore argentino mentre preparava la palla sul dischetto, ma non vi dirò mai cosa gli ho detto». Il quotidiano Marca svela un altro retroscena: Henry, che studia attentamente gli avversari, gli aveva detto che Riquelme nei momenti più caldi calcia sempre al centro. «Io ti ho avvertito, poi decidi tu, sei tu che stai fra i pali», la chiosa dell’attaccante francese che poco prima del penalty gli ricorda con un gesto della mano destra il consiglio. «Parare un rigore è più un colpo di fortuna che altro - evidenzia Lehmann - all’ultimo momento ho deciso di cambiare opinione rispetto all’indicazione di Henry e mi è andata bene. Però l’arbitro è stato molto severo, negli ultimi venti minuti pensavo già che fosse fatta». E invece il destino ha fatto sì che diventasse l’eroe del “Madrigal”. «Sono felice, è la serata migliore da quando gioco al calcio. E la finale è un traguardo meritato da un gruppo di giovani talentuosi». Il Mondiale incombe, lui sarà il portiere titolare della Germania padrona di casa. «Ci penserò dal 18 maggio, prima voglio alzare la coppa a Parigi». Hai detto poco...