"In lei c’è un po’ di me e un po’ di Albertini"

Il critico d'arte spiega le ragioni per cui ha scritto il libro "Clausura a Milano e non solo". "L'ho fatto per rendere giustizia alla passione dei miei due anni da assessore. Di impegno indiscusso e appassionato"

Milano - Vittorio Sgarbi, pensa sempre che le donne siano come le angurie? «Sempre». La teoria è nota. Torni a casa in una notte d’estate, hai appena mangiato, ma vedi un banchetto di cocomeri. Non hai fame. Ma ti fermi, consumi e te ne vai. Finché, caro Sgarbi, arriva una donna come Letizia Moratti e l’anguria te la fa andare di traverso. Allora tocca pubblicare un libro per spiegare com’è andata. «L’ho scritto per rendere giustizia alla passione dei miei due anni da assessore. Di impegno indiscusso e appassionato».

Allora perché l’hanno cacciata?
«Inconcepibile, invece di ringraziarmi... L’assurdo è che non si allontana chi non lavora, ma chi lavora e ha un carattere indipendente. E allora Bossi e Calderoli? Dovrebbero cacciarli dal governo».

Nella motivazione si parla di mancanza di rispetto per giunta e cittadini. E di rapporto di fiducia con il sindaco venuto meno.
«Nella Moratti convivono uno Sgarbi e un Albertini. Lei mi ha sempre dato ragione: sui grattacieli storti e brutti, sul garage di via Podgora da salvare, sul parcheggio sotto Sant’Ambrogio. Questo libro è il racconto di una totale condivisione».

E poi?
«Nella realtà ha prevalso l’opzione Albertini, l’istinto padronale. E i grattacieli si faranno, il garage va giù, il Teatro Lirico sarà stravolto».

Lo scontro per la mostra su arte e omosessualità?
«È uscita la sua natura di madre badessa. Ma come si può nella città di Versace, Visconti, Dolce e Gabbana? Dove la cultura è omosessuale?».

La scultura con il Papa in perizoma e reggicalze era un po’ troppo.
«Forse sì. Ma io ho grande stima di Benedetto XVI e credo che si potesse utilizzare il clamore per mandare un messaggio positivo».

La Moratti disse che Milano si poteva permettere anche Sgarbi.
«E, invece, non se l’è potuto permettere».

E Salemi che l’ha eletta sindaco?
«È il progetto di persone come Toscani, Cecchini, l’assessore al Nulla, Tortorici, che renderanno possibile un’impresa straordinaria. Da esportare. Ho appena nominato il grande chef Fulvio Pierangelini assessore delle Mani in pasta».

Lei dice che Salemi sarà il Tibet d’Italia.
«Dovunque io sia, c’è un presidio della libertà di pensiero».

È vero che costruirà un monastero buddhista?
«L’unica religione che manca in uno straordinario crocevia di culture».

Dove il Comune vende a un euro le case del centro storico a chi si impegna a restaurarle.
«E per questo siamo già sulla bocca di tutto il mondo. Milano, invece, non è sulla bocca di nessuno. Sfugge alle sue responsabilità culturali. Senza idee l’Expo sarà un fallimento».

Che fa? Rosica?
«Sono indignato per come mi hanno liquidato in un minuto. Ma il Tar mi ha dato ragione. E io tornerò».

La Moratti, però, ha già nominato un nuovo assessore.
«E quando sarà dichiarata la mia legittimità, dovrà spiegare alla Corte dei Conti perché paga due stipendi».