Lei lo richiama e il violentatore abbocca: preso

Ancora una violenza sessuale. Ancora una volta, ad essere fermato è un romeno. La vittima è una giovane insegnante di 25 anni, avvicinata dall’uomo alla fermata dell’autobus e portata in un casolare nella zona di Baggio. Uno stupro che, racconta la ragazza agli agenti della Polfer ai quali aveva sporto denuncia, è durato ore. «Tutto il pomeriggio», spiega.
È martedì. La 25enne - di origini pugliesi e residente a Monza, dove lavora - è in Stazione Centrale. Prende la metropolitana con cui intende raggiungere alcuni parenti alla periferia della città. Il viaggio prosegue in autobus. La giovane, per errore, sale sul mezzo sbagliato. Quando se ne accorge è già arrivata al capolinea. Su quel mezzo c’è anche C.Z., romeno di 36 anni. L’ha vista, e ha deciso di avvicinarla.
Quando scende in strada, la ragazza è da sola. Sta chiamando a casa per spiegare che farà tardi. In quel momento il romeno le si avvicina, e inizia a scambiare con lei qualche parola. L’uomo si fa pressante, fino a che la costringe a seguirlo in un casolare diroccato poco distante dalla fermata. È lì che si consumerà la violenza. Ore di incubo, dirà poi lei agli agenti.
Verso le nove di sera, la ragazza torna in Centrale, e sporge denuncia alla Polizia ferroviaria. Gli agenti la accompagnano immediatamente alla clinica Mangiagalli, dove i medici la sottopongono a una visita. Gli esami sono positivi. C’è stato un rapporto sessuale.
La ragazza decide di collaborare attivamente con gli investigatori. Fornisce un identikit dettagliato dell’uomo, ma non solo. La giovane, infatti, spiega di aver avuto il numero di telefono del suo aguzzino. Un gesto di «distensione» da parte del romeno, un’ingenuità dopo la violenza. Ed è un errore che gli costerà caro. Gli agenti, infatti, lo individuano nel giro di 48 ore. Perché la donna si fa coraggio, e chiama l’uomo che l’ha violentata. Finge di volerlo incontrare. Gli dà un appuntamento proprio in Stazione. E lui si presenta. La trappola funziona.
Dopo un lungo appostamento, gli uomini della Polfer lo vedono entrare nell’androne. La ragazza fa un cenno agli agenti. È lui.
Immediato scatta il fermo. In tasca ha ancora il cellulare rubato alla sua vittima. L’uomo ammette di aver fatto conoscenza della giovane insegnante, ma cerca di giustificarsi sostenendo di non averla forzata al rapporto sessuale. Una versione che contrasta con quanto raccontato dalla giovane insegnante, e che dovrà reggere nel corso dell’interrogatorio fissato davanti al pm Roberta Brera. L’accusa a carico di C.Z. è pesante: sequestro di persona e violenza sessuale.