Leila, un successo tra Islam e passerelle

«Fin da piccola ho respirato aria occidentale. Ho vissuto nella libertà e non ho conosciuto costrizioni»

Marina Gersony

«No, il velo non l’ho mai portato. L’unica a indossarlo in famiglia è mia nonna, ma soltanto negli ultimi anni». Leila Ben Khalifa, nonostante il tono garbato, non nasconde un pizzico di insofferenza. Da quando è arrivata nel nostro Paese non fanno altro che porle la stessa domanda. La splendida modella nota per la sua partecipazione al Grande Fratello e a trasmissioni come Domenica In e di recente Lucignolo, è stata la prima musulmana a partecipare a un reality in Italia, fatto che ha sollevato non poca curiosità. Perché diciamola tutta, la ragazza non incarna il prototipo di donna musulmana a cui siamo abituati.
Nata a Tunisi nel 1982, Leila si è diplomata al liceo classico con indirizzo in economia e gestione, ha imparato la danza del ventre e contemporanea e infine è approdata a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti. Attualmente sta studiando recitazione perché in futuro vorrebbe fare l’attrice. È cordiale, sa il fatto suo e, nonostante la giovane età, sembra aver capito come gira il mondo, quello dello show-business in particolare. Parla arabo, italiano e francese e si dichiara musulmana non praticante. L’abbiamo incontrata a Milano in occasione della trasmissione «La grande notte» con Gene Gnocchi e Afef Jnifen.
A proposito, la chiamano la nuova Afef…
«La stimo e l’ammiro. A Tunisi abitavamo nello stesso quartiere, suo fratello è il mio migliore amico. Ogni tanto le telefono per avere qualche consiglio e lei è sempre disponibile».
Torniamo alla questione del velo.
«C’è molta ignoranza in proposito e i media contribuiscono a dare un’immagine distorta dell’Islam. Non bisogna generalizzare. La maggior parte dell’Islam è moderato. Io vengo da un Paese laico e moderno. La Tunisia è stata colonizzata dai francesi. Fin da piccola ho respirato aria occidentale. Ho vissuto nella libertà e non ho conosciuto costrizioni. Il nostro presidente, Zine Al Abidine Ben Ali, pur essendo un uomo molto religioso è contrario all’hijab».
Lei è credente?
«Sì, ma non sono praticante. Cerco di usare il buon senso e di seguire alcune regole di vita come il rispetto per gli altri, l’aiuto nei confronti di chi ha bisogno e così via. Regole comuni a tutte le religioni».
Cosa pensano di lei in Tunisia?
«Sono benvoluta e vengo incoraggiata. Anche in Italia mi sento apprezzata, nonostante il persistere di una certa curiosità solo per il fatto che sono musulmana. L’integrazione sarà un dato di fatto quando non se ne parlerà più. Oggi, nel bene e nel male, è un argomento su cui esiste ancora confusione e a volte pregiudizi».
Da parte di chi?
«I problemi li creano soprattutto i politici che strumentalizzano i fatti. Gli anziani a loro volta sono rigidi perché fanno fatica a superare i cliché. Bisogna puntare sui giovani. Sono più elastici e aperti nei confronti di un mondo sempre più contaminato e in trasformazione».
Le piace vivere in Italia?
«Molto, anche se l’inizio è stato difficile. Ho dovuto inserirmi in una realtà nuova, costruirmi amicizie, lavoro e sicurezze. Cominciare da capo è difficile per chiunque. Io comunque faccio parte dei fortunati».
Meglio Roma o Milano?
«Roma è magnifica. A Milano vengo spesso per lavoro. È dinamica, stimolante e mi piace nonostante il clima».
Progetti futuri?
«Finire gli studi e fare l’attrice. Poi si vedrà».