Leila Virzì: "Dopo Vallettopoli costretta a fare la cameriera"

Nel 2007 i suoi sogni di attrice si stavano concretizzando, ma poi arrivò Woodcock. "Per un anno non sono uscita di casa, mi vergognavo. Ora per mangiare sono costretta a vendere i miei vestiti"

Camilla Golzi Saporiti

Milano - Il 25 marzo del 2007 i sogni dell'attrice romana Leila Virzì sono sul punto di realizzarsi. All'improvviso scompaiono: travolti nell'inchiesta Vallettopoli, sotterrati dai titoli dei giornali. Per lei, controfigura di Monica Bellucci, è l'inizio di un incubo. Un incubo non ancora concluso, visto che oggi lavora come cameriera, vive a casa di un amico ed è costretta a vendere gioielli e vestiti per pagarsi la spesa.

Cos'è successo quel 25 marzo del 2007?
«Il mio nome finisce nello scandalo Vallettopoli, vengo chiamata a testimoniare da Woodcock perché ritenuta persona informata dei fatti, di cui sono completamente estranea. In più divento una cocainomane - io che non fumo neanche sigarette - e la protagonista di fotografie e video immaginari, dove compaio, sempre in via immaginaria, insieme a politici e trans. Più che mettere a disposizione il telefono da cui, tramite gps, era possibile risalire ai miei movimenti, cosa dovevo fare? Il risultato è che la mia vita privata e professionale è stata devastata, tutti i programmi che avevo sono saltati».

Che tipo di programmi aveva prima di esser coinvolta nel caso Vallettopoli?
«Avrei dovuto lavorare di lì a qualche giorno al fianco di Abel Ferrara come consulente per il film "Go go tales". Ad aprile avrei dovuto fare da controfigura all'attrice americana Jessica Simpson. E mi mancavano tre mesi per avere il diploma di assistente in sala operatoria. Invece si è bloccato tutto. Quale regista prende una definita dai giornali drogata, prostituta e via dicendo? Figurati un ospedale».

Ora fai la cameriera in un ristorante di Roma, giusto?
«Sì, ma non solo, non mi basta. Ho passato un anno praticamente in casa, stavo male, ero depressa. Non lavorando mi sono riempita di debiti. Per venirne fuori ho venduto la macchina, ora gioielli e vestiti. Ho perso tutte le cose belle che mi ero conquistata, tornando a fare la cameriera. E per arrotondare lavoro in un centro estetico. Non ho un'entrata fissa né un posto sicuro da nessuna parte».

Come mai aveva già fatto la cameriera?
«Per mantenermi gli studi di recitazione, lavoravo in un locale. Ma ora è diverso. Io avevo una vita decorosa, un'immagine dignitosa. Mi sono stati portati via e non voglio accontentarmi. Non vedo perché dovrei farlo».

Come intende muoversi per riscattarsi?
«Mi sono già mossa per via legale, purtroppo i tempi sono lunghi. Per il resto faccio tutto da me, non posso appoggiarmi a nessuno».

In che senso non può appoggiarsi a nessuno?
«A nessuna agenzia, intendo, perché non sanno come propormi, come slegare la mia immagine dall'ultimo anno e mezzo. Conoscenze non ne ho mai avute, men che meno ora».

Punta al mondo dello spettacolo, quindi. Vede delle prospettive?
«Punto al cinema, è la mia passione. Sono riuscita a fissare tre incontri con tre registi italiani. Sono in attesa di una loro risposta».

Se ha l'indole della star, chissà che sofferenza è rinunciare ad abiti e gioielli. Ma a chi li vende?
«Vado nelle gioiellerie che accettano bracciali e collane, pagandoli ovviamente pochissimo. Per i vestiti, invece, ci sono le romene che lavorano nei locali di lap dance. Loro comprano di tutto».

Se ora si sente di raccontare la sua storia significa che sta meglio?
«Voglio voltare pagina, anche se questa pagina non l'ho scritta io...».