L'eleganza firmata Curiel a palazzo Bagatti Valsecchi

L’edificio, restaurato proprio per accogliere manifestazioni del genere, ha visto sfilare la collezione primavera-estate di Raffaella e Gisella Curiel che hanno voluto dedicare le loro creazioni a George Barbier dopo averne visitato la mostra a palazzo Fortuny di Venezia<br />

Immergersi nelle vecchie sellerie del nobile palazzo Bagatti Valsecchi di via Santo Spirito è come fare un tuffo nella storia, nel costume e, in questo caso, anche nella moda. Un gioco infinito, affascinante, voluto da Raffaella Curiel e dal presidente del Comitato per la moda Giovanni Bozzetti della Regione Lombardia. L’edificio, restaurato proprio per accogliere manifestazioni del genere, ha visto sfilare la collezione primavera-estate di Raffaella e Gisella Curiel che hanno voluto dedicare le loro creazioni a George Barbier dopo averne visitato la mostra a palazzo Fortuny di Venezia.

L’incontro con l’opera di questo geniale artista geniale è statoa per le entrambee un vero choc culturale. «Ritornata bambina, con quelle emozioni che solo i fanciulli sanno provare - ha detto Raffaella Curiel- non riuscivo a staccare lo sguardo dalle sottilissime chine, dagli acquarelli, dai colpi d’ala di matita, dalle gouaches sognanti che rappresentavano i costumi e gli abiti portati da donne che sembravano bambole di bisquit. Influenzata nei tagli, nei dettagli e nelle linee ho voluto trasferire il bello e quei colori nella mia collezione rendendogli omaggio. Anche i gioielli, creati appositamente da De Wan, alcuni inneggianti al futurismo, hanno rispecchiato la creatività del primo Novecento di Barbier.»

Ancora una volta la «Lella» ha saputo dar prova di una difficilissima esecuzione sartoriale, davanti a un parterre d’eccezione: Mario Boselli, presidente della Camera della moda, Beppe Modenese, arbiter elegantiarum, l’assessore Rossi Bernardi, Giovanni Bozzetti, il conte Adalberto Boetti, il conte CArlo Giovannelli, l’economista Mario Monti, Maria Luisa Trussardi, Lina Sotis, le famiglie Camerana, Garantiti, Venosta, Battanta. Completi di seta, pantaloni adornati di volants, a volte in ricordo di orientalismi, gonne ricamaste sotto a bluse di charmeuse o di mousseline elaborate, abiti di chiffon ispirati all’antica Grecia che tanto Barbier amava, hanno lasciato entusiasta la platea. Le giacche dai tagli e dalle nervature incredibili erano «dipinte» come trompe l’oeil di giardini leggiadri, bizantini e giapponesi. Alcune ricordavano gli stagni incantati di Monet. Dal blu di Cina, al rosa poudre al salmone, sino al giallo e al verde tenue per chiudere infine coni rossi abbinati al blu e all’avorio, gli abiti oltre ad attraversare le epoche erano veri e proprii quadri artistici.

Sempre made in Curiel anche le calzature, i lunghissimi guanti ricamati e il nuovo profumo «Gocce». Le acconciAture di Vanoni e Coppola per Oréal hanno a loro volta contribuito allo studio poliedrico dei modelli. Ricami di perline, fili di seta e pailllettes, tutte rigorosamente lavorate a mano hanno fatto ancora una volta della Curiel, figlia della grande Gigliola, l’intellettuale della moda italiana, tanto coraggiosa da essere l’unica a portare all’interno delle sfilate maschili la moda couture e l’alta moda femmibnile in passerella. Un ringraziamenti particolare è andato a Ada Urbani, alla Regione Lombardia e al Comune di Milano.