Lema e César: il gusto dei suoni etnici

Antonio Lodetti

Non poteva che chiamarsi «Incroci sonori» la rassegna che ha visto impegnati in un suggestivo dialogo antifonale acustico il pianista congolese e polistrumentista dello Zaire Ray Lema e il chitarrista brasiliano Chico César. Al teatro Toniolo di Mestre e al Dal Verme di Milano (uniche due tappe del loro show) i due artisti viaggiano sull’onda di un linguaggio che dal particolare porta all’universale e viceversa. Ognuno parte dalle proprie radici per scoprire, nota dopo nota, quelle dell’altro. Lema è il più fantasioso ed eclettico (ha studiato Mozart e i canti gregoriani e, all’opposto, ha inciso col batterista dei Police Stuart Copeland), quello che attraverso il folk africano improvvisa fluidi impasti che trasudano rhumba rock, cascami jazz, suggestioni blues e soul senza disdegnare un pizzico di pop. Poco più che quarantenne Chico César è uno dei chitarristi brasiliani più vivaci, grande virtuoso e abilissimo nello sfruttare il lato più melodico e canzonettistico della musica brasileira. I loro suoni e le loro voci (dinamiche ma controllate) danno vita ad un concerto d’autore fatto di mille sfumature. Un sodalizio iniziato nel 1998 e passato attraverso diverse esperienze con la band fino a sfociare, oggi per la prima volta, in questo elegante duo. Un matrimonio cromatico dove i brani nuovi si sposano a quelli già noti (dal fremente Tambores al tribale Mama Africa passando per la passionalità di A primera vista e Asa Branca)hanno un sapore moderno e un po’ oleografico, in grado di divertire e far vibrare le corde del cuore pur senza arrivare alla profondità emotiva del jazz e del blues.