Lenny, profeta del rock

Lunedì sera il Forum si trasforma in una «chiesa elettrica»

È[NOTE][/NOTE] il ro[NOTE][/NOTE]cker dal piercing ardito, ma è anche quello che, in una canzone, arriva a scriverti «La resurrezione è qui per restare/ Lui tornerà/ per reclamare le sue anime e liberarci» (The Resurrection, 1995). È il nipotino di Jimi Hendrix, icona alla quale assomiglia sempre di più, ma è anche la voce funky che cattura l'orecchio rievocando le magie di Prince e Stevie Wonder. [NOTE][/NOTE]
È la rockstar attenta al look, oggetto del desiderio arrapato di uno sterminato pubblico femminile, ma è anche l'artista che realizza videoclip nei quali canta in ginocchio in chiesa (Be, 1989), e intitola il suo ultimo album Baptism[NOTE][/NOTE], nel quale si mette a invocare: «Non voglio conoscere la vacuità/portami verso l'acqua/voglio essere battezzato nel Tuo amore».
Lenny Kravitz da New York, classe 1964, giunge al suo settimo album e al suo sedicesimo anno di carriera discografica, restando un'entità difficile da classificare. Profeta rock, laico e religioso a un tempo: indifferente a chi vorrebbe prendere da lui solo una parte, quella tutta lustrini e sexy movenze, sorvolando sulle sue convinzioni, maturate quando cantava nei cori gospel delle chiese battiste della Grande Mela.
Ha scrollato le spalle tatuate di fronte alle critiche di chi vedeva nelle sue canzoni una fuga manieristica nel rock delle origini: lui entrava in sala d'incisione armato di strumenti d'epoca, addirittura gli amplificatori Vox usati dai Beatles allo Shea Stadium nel 1965, e scodellava brani che facevano pensare agli anni Sessanta e Settanta. Oggi, il successo raccolto ovunque nel mondo (in Brasile, a Rio, ha richiamato quattrocentomila persone per un concerto memorabile benedetto ufficialmente anche dall'amico e presidente Lula, al quale ha regalato una sua chitarra da vendere a un'asta benefica) conferma due cose: che Lenny Kravitz era sincero nel suo amore per il rock genuino del passato e che a scrivere canzoni, il quarantunenne nero ex marito di Lisa Bonet ed ex conquistatore di bellezze come Vanessa Paradis, Natalie Imbruglia e Nicole Kidman, ci sa fare.
Il tour mondiale intitolato, guarda un po’, «Electric Church», passa anche per l'Italia: nelle tre tappe di giugno, dopo Verona (giorno 3) e Firenze (il 4), non poteva mancare Milano, la città che l'ha sempre ospitato a scadenze regolari, sin dal primo concerto del 1990 in quello che si chiamava il «City Square», oggi discoteca «C-Side»: mezz'ora di concerto, malore, ambulanza e fine della festa.
Il Forum di Assago si trasforma quindi nella «chiesa elettrica» di Lenny Kravitz lunedì 6 giugno (ore 21, ingresso 32-52-75 euro più prevendita), per un live nel quale, come ha affermato lo stesso rocker newyorchese, l'intenzione è quella di [NOTE][/NOTE]«tornare alle origini[NOTE][/NOTE]», pescando dai vecchi successi. A introdurre il concerto, una «spalla» intrigante, quella L'Aura, giovanissima (ha solo vent'anni) cantautrice italiana che da poco ha pubblicato l'album d'esordio Okumuki e che gode di una più che discreta programmazione radiofonica con il singolo Radio Star.