Lentezza esasperante per coprire il Bisagno

«La lentezza con cui si opera a Genova è davvero disarmante. Tempi morti e difficoltà per i cittadini sono oramai diventati una costante. Mi riferisco soprattutto ai lavori di copertura del Bisagno. Non sono un tecnico ma sono in grado di affermare che in altre regioni e città d'Europa, opere simili hanno tempi molto più brevi, riducendo sensibilmente i disagi».
A segnalare questa imbarazzante situazione è Sergio Rimassa, un lettore de «il Giornale» spesso all'estero, dove ha potuto constatare le differenze nei tempi e nei modi di realizzazione delle opere pubbliche. Non manca inoltre di sottolineare la poca attenzione da parte delle istituzioni genovesi e come spesso a nulla servano le segnalazioni e le denuncie degli abitanti del quartiere.
«Ho potuto verificare come, ad esempio a Valencia, più o meno nel periodo di tempo in cui a Genova hanno (mal) fatto un quinto dell'opera della copertura del Bisagno - aggiunge Rimassa - gli spagnoli hanno deviato un fiume e nell'alveo hanno costruito un'expò in grado di attirare migliaia di turisti. Per non parlare della Francia, qui nelle alte Alpi molti paesini di montagna sono riusciti a costruire tunnel sotterranei, lavoro sicuramente ben più gravoso, nell'arco di soli dodici mesi. Invece da noi tutto è paradossalmente lento - aggiunge Rimassa -. E' dall'estate che l'intero quartiere è interessato, soprattutto in prossimità della via Dei Pescatori da profondi lavori edili per la messa in sicurezza dello sbocco del torrente Bisagno con ripercussione enormi sull'intera viabilità cittadina. Ma sembra quasi che nessuno se ne accorga, parlo chiaramente delle istituzioni».
Il lettore denuncia inoltre che le opere di prevenzione legate ai rumori-inquinamento sono solo utopia, poiché grossi capannoni aperti, venduti come la panacea per i disagi, giacciono semi abbandonati ad uso ricovero delle macchine degli operai. L'odore cattivo e molto forte delle acque stagnanti non è affatto cessato anzi è aumento per il protrarsi dei lavori. E malgrado le polemiche sollevate dai residenti, il Comune fà orecchie da mercante. Portavoce dello stato di insofferenza del quartiere, Rimassa, tuona che il maggior momento di lavoro - dove tutto sembra volersi paradossalmente mettere in moto - si ha solo prima e durante il salone nautico.