Leo: «Cos’ha da dire Gattuso? E il Milan parli»

Milano Botte e spintoni dialettici, così finisce l’eterno derby Milan-Inter. Molto meglio di Inter-Roma di stasera per difendere il gol nerazzurro dell’andata e vedere la finale di coppa Italia. Gattuso ci ha messo del suo con quel coro ad alto potenziale di volgarità, Leo risponde e interroga, Moratti media e pizzica, Galliani smussa e il procuratore federale Palazzi apre un fascicolo sul caso, poi vedrà se procedere o meno. Gattuso ha promesso che un giorno racconterà la verità. «Sono un uomo vero», ha ricordato. E si è stupito: «Ci saranno stati venti cori, ma hanno beccato solo me». Chissà, forse era il peggiore.
Moratti ha dato il via nel dirsela in toni civili, ma innervati da durezza o ironia. «È stata una cosa talmente stonata, stonatissima, che si fa fatica ad intervenire. Bisogna avere la forza non dico di disprezzare, ma di dimenticare». Il presidente ha parlato in anticipo su Galliani e Leo. Ma aveva già idea del come la pensava Galliani. Moratti in quel momento aveva altro da celebrare. Ieri mattina, al Parco Lambro di Milano, è stato presentato il primo Inter campus in Italia, ovviamente a Milano e in collaborazione della casa della Carità di Don Colmegna e del centro Ambrosiano di solidarietà: un pugno di bambini con maglie nerazzurre, palloncini nell’aria, un bel campo da calcio (nella foto Ansa). Gli Inter Campus sono 22, sparsi nel mondo, percorso di solidarietà per 10mila bambini tenuto da 200 operatori, il tanto per fare chapeau se sappiamo ancora intenderci sui sentimenti e sul bello della vita.
Poi il patron si è dedicato al bruttarello. «Leonardo c’è rimasto molto male. La cosa si commenta da sola. Una cosa che non rappresenta il Milan, ma la persona. Anche se credo che il club abbia già fatto qualcosa per uscire da questo imbarazzo. Sono cose che capitano per eccesso di esaltazione, anche perché era da tempo che al Milan non capitava di celebrare una festa del genere. Le esagerazioni fanno parte di una felicità improvvisa». Come dire: diciamocele ma in guanti di velluto. Moratti era informato delle mosse rossonere. E Leo, dopo le parole del presidente (guarda il tempismo), ha emesso il suo comunicato. Sorta di faccia a faccia, dotato di riferimento cronistico: «Quando ho lasciato il Milan, Gattuso si è rivolto a me dicendomi che ero stato coerente nella scelta». Invito tormentato: «Dimmi perché ce l’hai con me? Ma soprattutto vorrei sapere le tue verità, visto che non me le hai dette». Eppoi il veleno nella coda: «Mi farebbe anche piacere conoscere la posizione ufficiale del Milan in merito all’accaduto».
Insomma posizione differente dal suo classico (con due esse). Tipo: «Ognuno ha la sua opinione, ma io vivo felice». No, stavolta ha accusato il colpo, lo ha dimostrato ed allora Galliani gli ha girato la risposta, fors’anche di persona. «Penso sia stato un peccato veniale, comunque un episodio che non va bene, ma non drammatizzerei. Non dimentichiamo che, in fin dei conti, i calciatori sono pur sempre ragazzi». Ma dietro le quinte è arrivata la punta di veleno che spiega l’atteggiamento rossonero in punta di piedi: l’anno scorso venne detto che il Materazzi, con indosso la maschera di Berlusconi, aveva fatto una goliardata? Bene, lo è anche questa.
E Gattuso, dopo l’accorato appello di Leo, ha cercato difesa personale rilanciata da SkySport24. «Non ero io a guidare i cori, ero come uno della curva». Poi prendendosi il reale fardello delle sue responsabilità: «In quanto uomo pubblico posso aver sbagliato, ma non ho gradito come Leonardo mi ha trattato come uomo quand’era al Milan e quello che ha detto di me nello spogliatoio». Leonardo deve essere stato ben pesante per spingere Ringhio ad un avvelenamento così pesante da fargli dimenticare il senso della civiltà. C’è goliardia e goliardia.
E qui si chiude (per ora) il caso Gattuso.