Leo e il Milan rischiatutto «La mia rivoluzione nata dalla depressione»

nostro inviato a Milanello

«Se vuoi realizzare una rivoluzione, non l’annunciare mai: se ne accorgeranno a cose fatte». Leonardo, a modo suo, rivoluzionario del corso calcistico milanista, deve aver trovato su qualche testo filosofico questo saggio consiglio. Sarà forse datato 1999, allorquando il nostro venne assalito, come lui stesso conferma in interviste pubbliche brasiliane e nei dialoghi riservati coi cronisti italiani, da una forte depressione. «Avevo circa 30 anni, era il mio primo periodo italiano, mi sentivo in colpa perché potevo acquistare vestiti cari e mangiare in ristoranti di lusso. Anziché darmi pace, quella condizione mi faceva male. La depressione comportò insonnia e tachicardia, ho seguito una terapia di tre mesi, la mia ex moglie e i miei genitori mi aiutarono molto», la parte riservata alla questione personale resa di dominio pubblico. Vinta la depressione, Leonardo, a fari spenti, è stato in grado di applicare quel criterio, rivoluzione senza dirlo, al suo attuale Milan. E non solo perché è passato dal vecchio disegno di marca ancelottiana al nuovo sistema rischia-tutto con 3 attaccanti (Pato-Borriello-Ronaldinho) più un tre-quartista (Seedorf) e due soli centrocampisti deputati a cementare la linea mediana. Nelle pieghe di un ciclo colmo di risultati (5 vittorie più 2 pareggi) è riuscito a compiere un’altra rivoluzione anagrafica, valorizzando i giovani emergenti e lasciando in un cantuccio alcuni esponenti della vecchia guardia.
Facile pensare, per esemplificare, al ballottaggio Borriello-Inzaghi andato in onda prima del Real a San Siro e riproposto oggi per il viaggio a Roma contro la Lazio. «Borriello sta bene, ha recuperato le energie profuse in Champions» le uniche notizie passate sull’argomento, segno che la scelta si ripeterà, nonostante il dispetto di SuperPippo entrato nell’ultima frazione martedì notte e arrivato vicinissimo al gol del record, mancato per un soffio. Non è l’unico atto sommerso del ringiovanimento se si pensa anche all’opzione Abate per far riposare Oddo, alle viste dei guizzi velenosi di Zarate, considerato il rivale più temuto e temibile della compagnia laziale. Se poi si pensa a Thiago Silva che toglie spazio a Kaladze recuperato alla grande durante il ko patito da Nesta, si aggiunge all’elenco Antonini che può consentire a Jankulovski di recuperare con calma e si prende nota dell’ultimo acquisto, il ghanese Adiyiah, 20 anni, per l’attacco («l’acquisto è merito di Galliani e Braida» chiarisce Leo), si capisce che la rivoluzione è in atto e di questa strisciante operazione fanno parte anche l’esclusione di Gattuso finito in panchina al cospetto del Real Madrid prima di farsi male da solo, in allenamento. «Niente è per sempre» l’assicurazione di Leonardo sul modulo che è un messaggio per gli esclusi. La fortuna è una sola e sta racchiusa nella frase di Galliani. «Il presidente Berlusconi è entusiasta di questo schieramento» fa sapere il dirigente. «È vero, mai sentito il presidente così vicino» conferma il tecnico brasiliano. E infatti il ghanese resterà a Milanello, infondate le indicazioni regolamentari date da Spinelli (possibilità di girarlo in prestito al Livorno a gennaio). Non solo ma il modulo sta esaltando le virtù di Pato. «Tutti i suoi sodali glielo ripetono alla fine di ogni allenamento: se continui così potrai diventare Pallone d’Oro» racconta Leonardo. E Zambrotta che vide spuntare a Barcellona il talento di Messi è il più convinto. «Può fare la stessa carriera dell’argentino» sostiene e ripete.
Dev’essere per questo che Leonardo sembra compiaciuto dall’impresa dell’Inter a Kiev e dalle scelte super-offensive di Mourinho. «La squadra è nelle mani dei calciatori ma l’Inter ha raccolto il segnale proveniente dai cambi nella ripresa» la sua convinzione. Tra rivoluzionari, silenziosi o non, ci si intende al volo.