Leo furioso attacca tutti: «Io credo a Ronaldinho, Mancini non è ciccione»

nostro inviato a Milanello

E venne il giorno del Leonardo furioso. Inviperito dal gossip sul conto di Ronaldinho, dalle censure al permesso diplomatico per la feluca rossonera Seedorf e dal polverone sollevato dal giudizio di Berlusconi su Mancini. Per una volta, l’allievo convinto della filosofia di Gandhi cede il passo al difensore feroce del gruppo e delle sue ragioni mostrando gli artigli nei confronti dei media e delle loro tecniche giornalistiche. «Sono mancate forme di rispetto» la rincorsa di Leonardo, a colloquio con Galliani, prima di imbracciare lo spadone nella sala delle conferenze di Milanello, abolendo il solito dibattito e pronunciando una sorta di comizio. L’unico passaggio discutibile dell’intervento di Leonardo è quello che reclama «foto o immagini tv» per documentare la scappatella del brasiliano: sul resto, su tutto il resto, la sua decisione di «credere al giocatore» si può capire e anche apprezzare. Fanno così, molto spesso (ricordate le «sparate» di Lippi ai mondiali di Germania?), i condottieri quando intravedono all’orizzonte la tempesta e vedono il proprio vascello imbarcare acqua, pericolosamente. Alzano la voce dinanzi ai microfoni ma vogliono parlare, indirettamente, allo spogliatoio: «Vedete, io credo in voi e sono pronto ad andare contro tutti, giornali compresi».
L’intemerata di Leonardo, allora, si articola su tre punti, tre questioni spinose. La prima: Ronaldinho. Con una premessa del tecnico brasiliano che tiene a sottolineare i controlli effettuati dal Milan: «Noi facciamo gli esami, sappiamo se ha bevuto oppure no e anche dove va. Ha sbagliato un rigore nel derby ma cosa significa? Nulla». Seguita da una difesa a voce altissima, viso teso e voce squillante: «Dinho ha fatto miliardi di cose sbagliate e ha pagato, per me quelle voci sulle notti in albergo valgono zero, non c’è uno straccio di prova, io credo al giocatore, non perché sia brasiliano come pensa qualcuno, ma perché è una persona. Io esamino la settimana lavorativa di Ronaldinho e vado avanti» lo sfogo che ha il sapore amarognolo di una invettiva. Inutili le puntigliose domande sull’argomento tipo «Ma la società non sembra credere alla versione dell’interessato» perché Leonardo è determinatissimo a chiudere l’argomento. Seconda spina: Seedorf. «È stato invitato da Kofi Annan a Londra, è l’unico calciatore ad aver ricevuto tale onore, è un riconoscimento anche per il Milan, dobbiamo decidere il suo programma di viaggio per evitare di fargli perdere più di un allenamento» la sua posizione.
Ultima grana, l’arrivo di Mancini, in sovrappeso, dall’Inter, e contestato brutalmente da Silvio Berlusconi. Qui Leonardo è molto più attento e divide accuratamente gli aspetti della vicenda. Capitolo tecnico: «Mancini è un grande giocatore molto duttile e versatile, ci darà tanto, arriva dall’Inter, nostra rivale, non l’ho trovato così male, l’hanno descritto 7 chili in più del peso forma, non è vero, ha perso i 2 chili in più, sono contento del suo arrivo». Capitolo diplomatico: neanche una parola fuori posto nei confronti del presidente Silvio Berlusconi. «Mia madre mi ripeteva: concentrati sulle cose che puoi cambiare». Evidente il significato: non ho la pretesa di far cambiare idea al mio patron. Piuttosto è pronto a portare Mancini subito in panchina oggi a Bologna e a farlo entrare alla prima occasione utile. Perché solo Pirlo, del lungo elenco degli indisponibili, ha recuperato. Gli altri assenti eccellenti, da Nesta a Pato, dovranno prepararsi per l’Udinese venerdì prossimo nella speranza che quel test sia sufficiente a ricaricare le pile in vista della Champions. Ma forse più che l’United, conta oggi salvare la ghirba a Bologna per sigillare in una parentesi la settimana orribile rossonera. «Col Livorno c’è mancata solo la cattiveria in zona gol» è la convinzione di Leonardo. Beato lui.