Leo mette la maschera di Mou: «Questa Inter deve fare male»

nostro inviato a Appiano G.

Cosa non si fa per la pagnotta? L’Inter sente i brividi del vento che le sbatte in faccia e la respinge indietro, stasera a Firenze si gioca forse la partita decisiva per la sua stagione in campionato ed allora Leonardo ha provato a trasformarsi nella versione addolcita e brasiliana di Mourinho. Sì, proprio lui, il predicator cortese si è arrotolato le maniche e messo in posa (oratoria) come quei pugili che stavano a gambe larghe e pugni alti pronti a colpire e farsi colpire. Tutti in trincea contro il fuoco nemico. «Ragazzi, tiriamo fuori la rabbia. La rabbia è il pane di questa squadra. Ragazzi, dovete fare male. Questa squadra deve fare male». Scandito con vocina sottile che mai è diventata vocione, ma intrisa, quella sì, di rabbia e determinazione.
S’è visto il sangue nelle vene pallide di Leo. Non a caso, e non per nulla. All’Inter basta ascoltare bisbigli e parole per capire dove scivola la corrente. Guai a toccare Eto’o. «Chi si permette!». Dimenticando che Moratti (francamente ingeneroso) non era soddisfatto per il gol sbagliato contro la Juve. Come Mou. Ma Leo non era Mou. Quell’altro troppo maleducato, quanto questo educato. Ma la sceneggiata esigeva un po’ di folklore e colore, anche calore. E così, via con paroline e paroloni per dire che questa squadra è la più forte del mondo. Indomito e sbrigativo nel criticare tutto quanto ha sentito fluttuare nell’ambiente.
Leo parlava di ambiente, ma poi si rivolgeva critico ai giornalisti. Come se le due anime si confondessero. Pensa (sente?) che qualcuno lo pensa solo un raccomandato. E invece così non va. «Sembra quasi ti facciano un favore a darti una panchina, ma nessuno fa un favore a nessuno. È una questione di cultura generale». Fa male sentir criticate scelte e valutazioni. Permaloso? Lo hanno pensato in tanti. Lo dicevano anche al Milan. Ma lui nega. «No, non permaloso. Se mi devono giudicare facciano pure. Io difendo la squadra. Con questi drammi non ce la faccio. Abbiamo perso a Torino, ma da qui a dire che eravamo e siamo morti...». Eppure oggi cercherà qualche diversificazione: magari Materazzi a sostenere una difesa blanda. Forse Stankovic al rientro nel centrocampo dove Thiago Motta (squalificato) e Cambiasso pasticciano un po’. Occhio a Nagatomo: per correre un po’ di più.
Vecchio trucco. Difendi la squadra e la porti dalla tua parte. Oggi serve più di sempre. L’Inter fatica in trasferta, ha già rimediato 6 sconfitte totali in campionato, non può più permettersi altre debolezze. Lo dicono pure le statistiche: solo la Juve ’94-’95 (primo anno del campionato a tre punti) vinse il titolo con sette sconfitte. Tutte le altre hanno perso molto meno. Alla faccia di una filosofia che sembra tanto zemaniana (con quel che ne comporta). «Voglio vincere con il bel gioco. Penso ai gol da segnare: nel Dna di questa squadra c’è il far male. Mi preoccupo della difesa, ma preferisco l’attacco. Questo è il calcio che penso io. E l’Italia non mi cambierà. Voglio il calcio bello che piace alla gente. O mi prendono così o non mi prendono». Chissà, è un dire a nuora perché suocera intenda?
La critica di Moratti ai gol sbagliati cosa significava, alla luce di questo sfogo? Risposta spiccia. «Non credo che il presidente si sia lamentato perché abbiamo sbagliato gol. Eppoi il presidente fa il presidente, l’allenatore è l’allenatore: a volte i giudizi vanno d’accordo, altre volte meno: rientra nella normalità». La minor normalità cominciò così anche al Milan: contrasti di vedute. Moratti sta frenando da tutta la stagione: spende a fatica, poi spende quando rischia di essere tardi. Era naturale che una squadra così compromessa da infortuni e usura non riuscisse a tenere un ritmo super. Però Leo non vuol sentirne parlare. Continua nella sua sfida come un pugile che tira pugni al vento: «Voglio vedere se vinciamo altre 7 partite su 9. Voglio vedere dove saremo?». Lui o l’Inter? Tutti e due.
Già, ma Mihajlovic che conosce bene questa squadra (l’anno scorso l’ha battuta con il Catania) lo ha già rimbalzato: «Magari perdo, ma l’Inter dell’anno scorso era più forte». In fondo gli ha dato una mano. Ma fatelo capire a Leonardo.