Leo Nucci, Rigoletto inimitabile per inflessione, colore e passione

A patto d'essere Leo Nucci, un baritono può superare i 400 Rigoletti e averne sempre voglia. Eccolo, sul palcoscenico di Piacenza, dove in una regìa rammodernata spunta però l'antica Mantova del Duca, col suo palazzo e le sue vecchie case e il Mincio silenzioso, con la casacca da buffone e la gobba in cui si incurva quasi automaticamente per andarsene poi via diritto come un giovane appena oltre le quinte. Lui che meno di tutti ha bisogno di ripassare la parte, in ogni istante di ogni prova sembra essere in scena alla prima rappresentazione; come ogni grande attore si sdoppia: Rigoletto vive scherno e dolore, buffonaggini e disperazione, acuti fermi e confidenze sottovoce, e Nucci gli controlla ogni inflessione, ogni colore, ogni passo e gesto e sguardo. Ma come fa ad essere così formidabile? Mi sgrida: «Ma gliel'ho detto tante volte, è perché mi piace sempre più. Qui sta il segreto». Che volete, forse è vero. Ma sempre a patto d'essere Leo Nucci.