Leoluca

Il protettore di Vibo Valentia si chiamava Leone ed era nato in Sicilia, a Corleone. La sua era una famiglia di possidenti. Si era alla fine del IX secolo, quando l’isola venne invasa dagli arabi. Leone, rimasto orfano, decise di vendere tutte le sue proprietà per farsi monaco nel monastero di San Filippo di Agira, alle falde dell’Etna. Ma la dominazione islamica rendeva la vita difficile ai monaci, alcuni dei quali decisero di spostarsi in Calabria. Leone era tra questi. Dopo un pellegrinaggio a Roma, Leone bussò alle porte di un monastero che stava alle pendici del monte Mula. Qui venne accolto dall’abate Cristoforo che gli impose il nome religioso di Luca. Dopo sei anni di vita sedentaria e raccolta, Luca, insieme al suo abate, andò a fondare un nuovo monastero tra le montagne di Mormanno. Tra gli anni 968 e 982 le armate di due imperatori, Ottone I e Ottone II, passarono per la Calabria in spedizioni contro i saraceni. I guerrieri cristiani si fermarono nel monastero di Luca, dove trovarono assistenza. Luca, alla morte dell’abate Cristoforo, divenne abate a sua volta e sotto la sua direzione il monastero si ampliò notevolmente, arrivando ad ospitare un centinaio di monaci. Luca divenne famoso per i miracoli e le guarigioni che dispensava. Morì in un anno imprecisato, dopo aver nominato il suo successore nel confratello Teodoro. Il suo culto si diffuse tanto che i siciliani di Corleone, scampati grazie alla sua intercessione alla peste del 1575, lo vollero loro patrono col nome di Leoluca (per ricordare anche il suo vecchio nome). Il duomo di Vibo Valentia gli è intitolato.
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