Leonard Cohen, un poeta che fa il cantante

Prodotto da Mel Gibson «I’m your man», lungometraggio sulla vita e la musica del cantautore, con Nick Cave e Bono degli U2

Salvatore Trapani

da Berlino

Poesia in musica nel Panorama del Festival, con Leonard Cohen - I'm your man - dell'australiana Lian Lunson e prodotto da Mel Gibson, come ringraziamento alla regista per aver scelto i brani di The Passion.
Un film musicale sul famoso cantate ebreo canadese (1934), girato in Australia nel gennaio del 2005, in occasione di un grande concerto per Cohen nella Sidney Opera Haus. I protagonisti del film sono gli artisti che si sono esibiti al concerto e che la Lunson ha poi intervistato, non su Cohen ma sulla loro ispirazione all'ombra dei successi del cantautore. Nick Cave dichiara di aver composto nel 1996, per un duetto con Kylie Minogue, diventato un successo, Where the wild roses grove emozionato proprio da una poesia di Cohen. Più poeta che cantante, infatti, scrisse nel 1956 la sua prima raccolta, Let us compaire mythologie («Lasciateci il paragone con la mitologia») che gli valse in patria un premio letterario. Ma il successo internazionale arriva nel 1964 con i controversi sonetti intitolati Flowers for Hitler («Fiori per Hitler») scritti a Salonicco, nel suo unico soggiorno europeo. Entusiasmante il giudizio di Bono Vox degli U2, con i quali Cohen nel film interpreta il famoso Tower of song: «Il suo è stato un segno crepuscolare, della medesima bellezza di un tramonto, un evento naturale che la sua voce profonda ha poi calcificato». Ed è vero, perché la voce di Leonard Cohen è tanto bassa da non riuscire a amalgamarsi con la musica, per questo sembra elucubrante... Le si contrappone la solarità del volto, con quegli occhi verdi e i profondi incavi da fumatore intorno alla bocca, quali solchi di saggezza.
Cohen parla anche del suo legame con le religioni, dicendo che senza Dio non avrebbe mai potuto scrivere. Ma il suo Dio non è solo l'ebreo e cristiano, ma anche il Budda, per il quale si è accorto della bellezza del mondo. Ma per quanto mistico fosse il suo universo, le donne sono state il suo secondo orizzonte certo. Anzi, proprio alla fine di ogni grande amore, al tepore delle melanconie, Leonard Cohen è riuscito a scrivere le canzoni più belle. Infine il vino, compagno nelle notti insonni passate a scrivere o condivise con i pochi amici stretti. Ma è nel passo di una canzone che s'intravede il suo programma poetico: «Sono stato un solitario, per dare tutto al mondo. Anche Gesù era solo quando camminò sulle acque...».