Leonardo Bazzaro in mostra a Milano

Studiare un pittore, con l’obiettivo di fare della sua opera un catalogo il più possibile completo, può rivelarsi affascinante quanto una caccia al tesoro. E’ la sensazione che hanno provato Enzo Savoia Francesco Luigi Maspes quando hanno rivolto la loro attenzione all’opera di Leonardo Bazzaro, che fu uno dei più prolifici e longevi artisti del XIX secolo, nonché un protagonista della vita culturale lombarda a cavallo fra Otto e Novecento.

Il risultato di quella caccia è ora questa doppia mostra negli spazi della Galleria Bottegantica (via Manzoni45) e della Galleria d’Arte ambrosiana (via Vincenzo Monti 2, entrambe sino al 23 dicembre). Nella prima sono esposti venti dipinti che riguardano l’opera giovanile e la prima maturità dell’artista, insieme con una decina di capolavori dei principali protagonisti del Naturalismo lombardo: Gola, Formis, Filippini, Soldini. Nella seconda, che rappresenta
la parte più matura della sua opera, oltre quindici dipinti, per lo più inediti, permettono di indagarne il repertorio narrativo: Chioggia, la Venezia nascosta e popolare, la Valle d’Aosta, la Val Sassina e il Mottarone. Il risultato è tanto affascinante dal punto di vista pittorico, quanto interessante da quello antropologico: usi, costumi, tipologie del vivere e del lavorare…

Come ci spiega Enzo Savoia, fondatore e titolare della galleria Bottegantica e critico d’arte cui si devono lavori esemplari sui Macchiaioli, la pittura veneta, Boldini, solo per fare alcuni nomi, a
tutt’oggi non esiste un archivio Bazzaro proveniente dagli eredi su cui poter fare base di lavoro per una catalogazione completa. “Abbiamo messo inserzioni su quotidiani locali, inviate mail alle varie istituzioni internazionali e ci siamo resi conto subito di uno straordinario interesse, sia da parte di collezionisti, sia di semplici appassionati”. Nato nel 1853, morto nel 1937, Bazzaro fa parte di quel tipo di pittura che all’indomani dell’Italia unita e nel consolidarsi delle fortune della borghesia lombarda come prima borghesia nazionale, diventa la pittura borghese per eccellenza, quella di cui le buone famiglie o aspiranti tali non possono fare a
meno in quanto segno del prestigio raggiunto.

L’interesse verso un pittore famoso e poi, come dire, non dimenticato, ma rimosso, ha permesso anche ritrovamenti rocamboleschi di opere inedite o date per scomparse. E’ il caso, dice ancora Savoia, del dipinto Date et dabitur vobis del
1883, di cui si erano perse le tracce dopo la Seconda guerra mondiale. “Un diacono del Seminario Arcivescovile di Milano ci ha telefonato per dirci che, forse, quel ‘frate seduto’ che campeggiava in uno dei corridoi di passaggio del seminario poteva essere proprio quella tela scomparsa, come poi si è dimostrato. In un’altra occasione, da Budapest ci è arrivata la segnalazione riguardante Dopo il naufragio, il quadro che nel 1906 vinse la grande esposizione del Sempione e il premio Umberto e che poi, grazie a un diplomatico ungherese finì nella collezione del ministro Andrassy. Dato per disperso, giaceva in un oscuro magazzino: oggi è al Museo di Belle Arti di Budapest”.

Un attento lavoro di documentazione e di studio ha poi permesso di identificare tele conosciute fino ad oggi con titoli sbagliati: per esempio La Genovese (Fondazione Cariplo), erroneamente intitolata Ciociara per la sola somiglianza dei costumi. Figlio di un ricco possidente varesino, definito da ragazzo “il piccolo Velasquez” per le sue doti di ritrattista, Bazzaro già a vent’anni è un nome sicuro dell’arte: il mercante italiano Luigi Pisani lo prende sotto la sua ala protettiva, il francese Adolphe Goupil si incarica di rappresentarlo a Parigi. Negli anni Settanta dell’Ottocento è già con Filippo Carcano e Mosè Bianchi uno dei protagonisti del Naturalismo lombardo, nel giro di secolo ne diviene ufficialmente il caoscuola. Nel 1914, la Biennale di Venezia gli dedica una sala monografica con una selezione di ventidue opere, fra cui Il
Cervinio nel lago bleu e La lissia fanno gridare al capolavoro. L’anno dopo, l’Esposizione Universale di San Francisco lo premia con la medaglia d’oro per il quadro Il trampolino.

Nei due spazi espositivi, lo spettatore potrà godere di una pittura en plein air che dalle scene di vita contadina e alpestre passa alla sobria quotidianità di una cittadina di mare come Chioggia o alla grazia popolana di una Venezia in cui la quotidianità della
semplice quotidianità del vivere fa da contrappeso alla maestosità di palazzi decaduti.