Leonardo cerca il capolavoro Ronaldinho: «Con lui ora sorrido»

nostro inviato a Milanello

Mettetevi lo smoking prima d’entrare a San Siro: stasera c’è Milan-Real Madrid, «el clasico mundial» come lo definisce Leonardo che s’intende di storia contemporanea oltre che di calcio, sfida del girone iniziale di Champions ma a modo suo già decisiva per i futuri destini europei dei due club e perciò colma di grandi attese oltre che di rischi eccitanti. Dietro le luci abbaglianti della ribalta e l’esaurito garantito da una settimana, si scopre il vero tabù di questo derby tra l’aristocrazia della vecchia, cara coppa dei Campioni: il Real Madrid da queste parti ha subito delle mitiche randellate sulla schiena, 5 sconfitte su 5, 12 i gol subiti in tutti quei viaggi, 1 solo marcato addirittura 53 anni fa, in un altro mondo, in un altro calcio, segno evidente di un complesso che l’era Sacchi rese ancora più umiliante per i «merengues».
Altro che «miedo escenico» del Santiago Bernabeu: è il Real che rischia di tremare dinanzi a certi precedenti di San Siro, nonostante la presenza di Kakà che non cancella certo il dispetto per l’assenza di Cristiano Ronaldo, il suo vero, attuale porta-fortuna. Per una sera non conteranno le ingenti spese al calcio-mercato: 260 i milioni investiti da Florentino Perez, il presidente rieletto a furor di popolo blanco, 80 i milioni incassati dal Milan berlusconiano per raggiungere la parità di bilancio, l’ultimo obiettivo della casa. Chi vince inguaia l’altro, chi pareggia si consegna a inseguire la qualificazione fino a Sant’Ambrogio, la panchina dell’ingegnere cileno Pellegrini è traballante, quella del rivale rossonero puntellata dalla consapevolezza di non avere grandi risorse a disposizione.
Perciò Leonardo e Ronaldinho, una coppia affiatata e pronta alle battute, sfidano i cronisti mostrando il buonumore loro e del Milan giunto sollevato all’appuntamento dalla striscia inattesa di risultati, 5 successi e 2 pareggi nel breve volgere di un mese. «Sarà una partita degna di Milan-Real Madrid, è un onore giocarla» il pronostico misto all’orgoglio di Leonardo fa rima perfetta con il miele spalmato sui piedini magici di Ronaldinho, «è di sicuro tra i primi dieci calciatori al mondo» il giudizio che fa giustizia di qualche incomprensione avvenuta a Napoli. Fu la sfida di Madrid, la chiave di volta del Milan più recente: allora Leonardo, con una fama già chiacchierata, dispose il Milan con quello schieramento molto ardito, 2 centrocampisti a copertura davanti alla difesa, 3 mezze punte e Inzaghi il guastatore spedito in avanscoperta.
«Il segreto è uno solo: la disponibilità al sacrificio del gruppo più la grande affidabilità della difesa» la spiegazione del tecnico costretto persino a intervenire in favore di Kakà per metterlo al riparo da un avventato giudizio di Borriello («ha perso qualche colpo negli ultimi tempi»). «L’ho sentito al telefono, lui ci segue con affetto, nessuna scommessa tra di noi, non è facile imporsi a Madrid dopo essere stato il simbolo del Milan» l’analisi confezionata a Milanello dove conoscono a memoria di Kakà piccoli difetti e grandi virtù.
Se il Real trema dinanzi alle statistiche, chissà se il Milan può fidarsi della gran vena di Ronaldinho, capace di fare facce e smorfie divertenti durante il botta e risposta con i cronisti, mostrando una grande intesa con Leonardo che addirittura gli consiglia di non rispondere al quesito malizioso («dove hai lasciato tuo fratello, quello che giocava l’anno scorso?») e di spiegare invece con semplicità la trasformazione avvenuta. «Gioco in modo continuo, mi alleno sodo, ho un allenatore col quale mi intendo, il corpo risponde e riesco a fare assist per i miei compagni. Ma cerco anche il gol, mi sono adattato alle esigenze del Milan» racconta tutto d’un fiato come per spiegare il mezzo miracolo e per allontanare le sagome di Ancelotti e Dunga che incombono ancora sul suo passato. Insegue una notte speciale, con tutto il Milan, come ai tempi del derby di un anno fa. «Me lo auguro» racconta. Preso dall’entusiasmo, un po’ si allarga il Gaucho, rispondendo «sì, credo di sì» a chi gli chiede se è possibile, per il Milan, sognare addirittura la Champions. Ma questa, come direbbe Carlo Lucarelli, è un’altra storia.