Leonardo: "Non ho tradito Moratti Mi ha sempre trattato come un figlio"

L’ex allenatore spiega l’addio all’Inter.
E rivela: "Il Psg? È stato il presidente a invitarmi a capire meglio la
proposta. Gli ho detto che volevo restare, ma quando ho saputo della
telefonata a Bielsa..."

«Sono libero come lo sono sempre stato. Mi aspettano a Parigi? Non vedo perché dovrei andare a Parigi. Io oggi non ho niente da fare a Parigi. Le voci dalla Francia mi sorprendono, non nego che la possibilità di andare al Paris Saint Germain sia concreta, ma è solo una possibilità».
Leonardo ieri ha spiegato come mai è finito il sogno della sua vita, e cioè allenare l’Inter. E l’Inter gli ha messo a disposizione la sala conferenze del Meazza per spiegarlo.

Lui giura che non ha tradito nessuno, e gli crediamo.
Era lì che stava organizzando la preparazione estiva, il ritiro di Pinzolo e il mercato. Chiamava ogni giorno per convincerli a venire a giocare nel club campione del mondo, le cose stavano andando proprio bene e lui aveva mille progetti in testa. Con Moratti e il resto della famiglia un rapporto sincero, mai avrebbe immaginato quanto è successo: «Infatti dopo il primo colloquio con i proprietari del Psg a Doha, io ho risposto che tutto quanto mi stavano offrendo era impossibile. Niente da fare. E sapete perché? Perché io ero l’allenatore dell’Inter».

Detto come fa Leo, parole di fretta, una sull’altra, non lascia il tempo di pensare. «E così ho riferito tutto al presidente. Lui fantastico, mi ha parlato come un padre, mi ha invitato a capire meglio di quale proposta si trattasse. Insomma lui lo faceva per il mio bene, fa parte del suo carattere, del suo modo di fare. Ho sentito anche i suoi figli, Mao e Carlotta, e loro me lo hanno confermato, il presidente è proprio così, anche a loro parla così, lui vorrebbe che tutti riuscissero a realizzare qualcosa di importante. E io? Io gli ho risposto che volevo rimanere».

Poi è successo che Leo ha saputo della telefonata di Massimo Moratti a Bielsa e la faccenda lo ha messo all’erta. Si è informato e la telefonata era proprio vera: «Non come tante altre di cui si è parlato. Ma io ho continuato per la mia strada e a programmare la prossima stagione. Il presidente? L’ho sentito, e gli ho ribadito la mia volontà di continuare con l’Inter».
Però Leo qualcosa doveva aver capito. Non si dice al proprio allenatore: va, va, cerca di approfondire». Al proprio allenatore non si dice. Oppure si dice se non si è così convinti che sia veramente il proprio allenatore.

Leo qui a un certo punto dev’essersi sentito un po’ bruciato, ne su una sponda, ne sull’altra, le contestazioni pesanti dei tifosi milanisti non lo lasciavano tranquillo, va da Moratti e il presidente gli dice: «Figlio mio, non vorrei che tu finissi in una centrifuga». Leo si aspettava qualcosa di più forte, ecco perché gli crediamo quando dice di non sentirsi un traditore. Anche se non è facile credergli perché non se l’è sentita di raccontarla giusta e ha voluto salvare tutti, anche se stesso. In verità Leo è stato esonerato da Moratti, la realtà non è molto lontana e non è neppure così spietata verso chi aveva appena conquistato una coppa Italia e un secondo posto in campionato dopo rincorsa da prima pagina. Il preside non era così convinto di riproporre un allenatore che in una settimana, derby e Schalke, si era perso tutto. Record di vittorie interne ma nessun incontro diretto portato a casa: «E per Moratti cambiare un allenatore non è mai stato un problema», ha confermato Leonardo.

Dispiace, ma Leo ha dimenticato di dire l’unica cosa chiara in tutta questa faccenda, e cioè che il presidente lo ha esonerato, con classe, cogliendo al balzo una situazione che neppure lui poteva solo lontanamente immaginare. E Leo forse è stato un po’ ingenuo. Non si va da Moratti a dirgli che c’è un altro sulla porta. Se ha creduto di accrescere il suo appeal, non ha conosciuto abbastanza il dottore.

Che poi è rimasto realmente spiazzato e si è messo in fretta e furia a metterci una toppa. La soluzione per chiudere il rapporto con Leo non era semplice, il brasiliano gliel’ha consegnata con tanto di farcitura: Parigi, gli sceicchi e il progetto in un club in cui aveva giocato: «Sono rimasto l’allenatore dell’Inter fino alla firma del contratto di Gasperini. Confermo, due giorni fa a Londra ho parlato con i nuovi proprietari del Psg ma è tutto aperto, non è stato ancora deciso niente. Resto un uomo libero. Mi spiace non essere più l’allenatore dell’Inter, il primo luglio abbiamo rescisso consensualmente il mio contratto, è stato tutto un disguido, un casino incontrollato. Cosa farei se si potesse tornare indietro? La vita va avanti».