Il Leone tra difesa e attacco

Stop. Adesso ci si eserciti in una prospettiva diversa. Mr Hyde ha pagato caro un’attività per impedire la nascita di un concorrente in Italia. Con una logica puramente difensiva le Generali hanno messo pesantemente i piedi nel piatto dell’unica assicurazione indipendente che era rimasta in Italia. E che proprio grazie a questo effetto rarità (l’indipendenza appunto) viaggiava in Borsa su prezzi alti. Tranne che il suo amministratore delegato Sandro Salvati (in una recente intervista al Corriere ha dichiarato: «Nel risiko assicurativo saremo più acquirenti che acquisiti»), tutti sapevano che sarebbe stata preda di qualche gruppo più grande. Ci si chiede perchè Generali non avessero comprato solo tre anni fa, con due miliardi di costi in meno, direttamente dalla Fiat che aveva messo in vendita il suo gioiello, senza passare da un intermediario che si è fatto riconoscere una fior di commissione. Ci si chiede perchè comprare sui massimi un’attività come quella delle polizze danni, che è ciclica. E che dunque potrebbe ora invertire la tendenza. Ci si chiede se l’operazione possa essere paragonabile a quella del 2000, quando si comprò Ina-Assitalia per sottrarla alle grinfie del SanPaolo, e per la quale non si ottennero i risparmi e i successi sperati. E infine ci si chiede se l’Opa sui prezzi massimi, che soddisfa gli azionisti di minoranza in Toro e rispecchia un atteggiamento virtuoso nei confronti dei mercati, non costi troppo agli azionisti delle Generali. Ipotesi che verrebbe meno se questi o alcuni di loro (i più informati) si fossero posizionati per tempo anche sulla concorrente Toro.
Insomma anche sulle operazioni più belle si può questionare. Il mercato ieri a caldo non ha brindato con Generali. Solo con il tempo e con i risultati capiremo se la mossa dal sapore innegabilmente difensivo di Generali creerà anche valore. Fino ad oggi il management ha rispettato gli impegni presi con il mercato. Anzi sul piano triennale ha fatto meglio delle attese.
Nicola Porro