Leone Gala e il replicante di «Blade runner»

«È uno di quei ruoli con cui un attore di cinquant’anni deve necessariamente confrontarsi. Lo vedo come una sorta di replicante alla Blade Runner: uno che si è svuotato di tutto, che è solo forma, logica, ingranaggi, anche se poi alla fine capiamo che, in questa rinuncia alla vita e alla passione, si annida un nocciolo di profonda sofferenza». Geppy Gleijeses, attore e regista napoletano ben noto al pubblico, interpreta Leone Gala nella commedia Il giuoco delle parti di Pirandello che, messo in scena da Elisabetta Courir ed Egisto Marcucci e già rodato in un’ottantina di repliche su e giù per la Penisola, arriva al Quirino questa sera. Debutto importante, non solo perché sempre al Quirino l’opera debuttò nel lontano 1918 (protagonista, Ruggero Ruggeri), ma anche perché la sala di via delle Vergini, dal luglio scorso, è gestita e diretta proprio da Gleijeses. Il quale, reduce dal successo raccolto con Ditegli sempre di sì di Eduardo nei panni del folle Michele Murri, qui «abbandona» il repertorio partenopeo per il grande autore siciliano: «Anche se Eduardo non amava sentirselo dire, tra il suo teatro e quello di Pirandello ci sono molte analogie. Entrambi partono dalla realtà e la spingono al paradosso, alle estreme conseguenze. Certo, Murri è un pazzo vero, mentre Leone Gala è un ragionatore, un intellettuale tutto teoremi». Divisosi dalla moglie Silia (affidata a Marianella Bargilli), egli accetta che la donna viva una solida relazione con il giovane Guido Venanzi (Leandro Amato) e, anzi, sembra persino compiacersene. La donna, però, mal sopporta questa situazione e cerca di sbarazzarsi di lui costringendolo a sfidare a duello la migliore lama della città. Leone, da parte sua, non può che accondiscendere alla richiesta (aderire, cioè, alla Forma) ma, al momento della contesa, tocca ovviamente all’amante prendere in mano la spada. In questa contorta vicenda passionale, piena di «pause» filosofiche e votata all’inatteso colpo di coda dell’epilogo, c’è tanta modernità: «Si tratta di un testo davvero sempre attuale. Basti vedere la figura di Silia: è una femminilità inquieta, vibrante, un fascio di nervi e Marianella Bargilli, mia moglie in scena e nella vita, la interpreta proprio così. Lei e il marito sono due anime sempre in combattimento e lo spettacolo si regge proprio su questo confronto/scontro».
Vista l’alta partecipazione di pubblico che ha accolto i precedenti titoli della stagione del Quirino, Gleijeses (presto al cinema nel film Gorbaciov di Stefano Incerti, dove recita accanto a Toni Servillo) spera in un’ulteriore conferma di questo bel consenso: «Fino a oggi siamo stati dei privilegiati perché, a fronte della crisi generale e del settore, i romani hanno risposto bene alle nostre scelte. Ci auguriamo di continuare così anche in futuro».