La Leone junior diventa pittrice per difendere i diritti umani

Martin Luther King, Gandhi, Aung San Suu Kyi, Malcolm X, il Dalai Lama. Questi i volti che si affacciano - sarebbe meglio dire «gridano» - dalle tele di Francesca Leone nella mostra «Primo piano» fino al 6 gennaio a Palazzo Venezia. Figlia d’arte - il padre è il regista Sergio Leone - l’artista si avvicina alla pittura passando, inevitabilmente per il cinema. È mentre, giovanissima, assiste il padre sul set, che questi nota il suo talento pittorico e la esorta a coltivarlo. Ovviamente, partendo dallo studio che, dalla scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti la porta al perfezionamento presso la Rome University of Fine Arts, e, soprattutto, alla definizione di una cifra stilistica che dei soggetti offre ritratti nitidi e, nello stesso tempo, «acquosi». Come fossero ombre, spiriti o, forse, idee impresse sulla tela da lacrime di colore. Al debutto nel mondo dell’arte seguono molte esposizioni, dai Musei Capitolini al palermitano Loggiato di San Bartolomeo, fino a Palazzo Venezia appunto, dove Francesca Leone ha voluto riunire grandi tele dedicate a personaggi simbolo della lotta per la giustizia. Ritratte in primo piano, come suggerisce il titolo della mostra. Attenzione, però, a non farsi ingannare: la definizione «primo piano» cela una duplice possibilità di lettura. Da un lato, evidenzia la scelta di una prospettiva che non poteva che essere cinematografica, dall’altro la necessità di puntare l’attenzione su temi scottanti della nostra epoca. Ad essere messi in primo piano, infatti, sono la rivolta e le battaglie che quei visi rappresentano in tutta la loro drammaticità, tratteggiata con poche pennellate di colore-non-colore. Unica «macchia» il rosso cupo e sanguigno delle tuniche dei monaci tibetani - i soli ad essere ritratti anche a figura intera - in un trittico che punta sull’evanescenza dei soggetti per far riflettere sulla condizione dei diritti umani. L’ingresso è libero.