Leonka in affitto? Il sindaco non si fida

Fra sette giorni lo sfratto. De Corato: «Legalità, altrimenti sono chiacchiere»

«Il Leonka non ci basta, rivogliamo la città». Parola d’ordine di un vecchio manifesto degli autonomi. Slogan che piace tanto a quelli che vorrebbero salvare il Leonka dallo sfratto.
Già, tra sette giorni l’ufficiale giudiziario intimerà lo sgombero agli occupanti dell’ex stamperia di via Watteau. Dodicesimo tentativo di sloggiarli. C’è però da scommetterci che pure stavolta saranno graziati. E, allora, ecco le mamme antifasciste del Leoncavallo offrirsi di pagare «la retta». Sì, avete letto bene: perché quella di via Watteau non sia più un’okkupazione con la kappa, le mamme, sono disposte a pagare centomila euro all’anno «per restare nella struttura».
Offerta messa nera su bianco in una lettera pubblica al sindaco Letizia Moratti che, spiega Daniele Farina, «attende una risposta». Ma «soprattutto, il sindaco si impegni a partecipare a un incontro con noi e chi, nell’amministrazione, ha deleghe al riguardo entri nella vicenda e si occupi di trovare una sistemazione». Messaggio dettato dal portavoce del centro sociale che non ammette repliche: «Per il Comune è un’operazione a costo zero, occorre però la validazione politica».
Pretesa unilaterale, quindi, di cancellare il passato, di avere diritto allo sconto perché «il Leoncavallo ha proseguito fermamente nel proprio percorso politico, fatto di società, metodi inclusivi e non violenti». Un percorso che, secondo Farina e i suoi pasdaran, è stato «costruito tra i mille impegni, ad oggi non mantenuti, dell’istituzione locale tenuta in ostaggio dai frammenti più retrivi che la compongono». Uscita che, in sostanza, invita il sindaco a prendere le distanze da Alleanza nazionale colpevole di pretendere «il ripudio della violenza come strumento di lotta politica». «Ripudio» nei fatti e non nelle parole, naturalmente.
E i fatti, per Farina and company, sarebbero «l’adesione alla sinistra europea che come scelta strategica ha adottato la pratica della non violenza». Peccato che, parola di Giovanni Terzi, questa non è la «risposta» reclamata da Palazzo Marino: «Più volte ho chiesto al centro sociale il ripudio ufficiale della violenza come strumento di lotta politica, ma non ho mai ottenuto risposta. Senza questa precondizione, l’amministrazione comunale non potrà più tollerare il perdurare di una situazione di illegalità come quella che da anni il Leoncavallo rappresenta».
Virgolettato dell’assessore allo Sport che dà la linea dell’amministrazione comunale e che, annota, «il Leoncavallo sa bene cosa deve fare per evitare uno sgombero troppe volte rinviato». Come dire: la parola d’ordine è legalità. Ecco spiegato il suggerimento agli autonomi firmato dal vicesindaco Riccardo De Corato: «Se non affiggete per tutta la città manifesti in cui rifiutate la violenza e non organizzate un’assemblea pubblica dentro il Leoncavallo con tutte le istituzioni presenti, parliamo di acqua fresca». Già, l’offerta del Leonka è davvero acqua fresca.