Leonka, ennesimo sfratto Farina attacca il Comune

«La fondazione è pronta a sottoscrivere l’affitto» Terzi: «Gli autonomi non hanno risposto alle richieste»

La spada di Damocle dello sfratto continua a pendere, sempre meno minacciosa, sulla testa del centro sociale Leoncavallo. Oggi, infatti, gli autonomi di via Watteau aspettano il messo comunale, che consegnerà loro l’ennesimo rinvio. «Siamo certi che le dichiarazioni di impegno dei pubblici amministratori, che si sono impegnati per la soluzione di questa vertenza - si legge nel comunicato sul sito del Leoncavallo - porteranno presto a positivi risultati, cioè ad una soluzione non più derogabile che restituisca definitivamente questo spazio agli usi sociali e collettivi a cui l’hanno consegnato 30 anni di storia».
La soluzione, però, non sembra essere così imminente. Il Comune, infatti, nella persona dell’assessore ai Giovani, Giovanni Terzi, incaricato dal sindaco, ha espresso la chiara intenzione di voler risolvere definitivamente il contenzioso pluridecennale tra il proprietario dell’immobile, il gruppo Cabassi, e gli abusivi. Soluzione che si declina nella costituzione di una Fondazione «La città che vogliamo», cui fanno parte Milly Moratti, capogruppo della Lista Ferrante in consiglio comunale, Sandro Antoniazzi, il vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera, Daniele Farina, storico portavoce del centro sociale e l’associazione «Mamme del Leoncavallo», che dovrebbe diventare titolare di un contratto di affitto regolare. «La somma pattuita con i Cabassi è di 100mila euro all’anno - spiega Daniele Farina - Insomma è tutto pronto: la fondazione è stata costituita, così come l’accordo con la proprietà. Manca solo il Comune che è in ritardo. Ci è stato chiesto tempo, noi abbiamo posticipato l’incontro pubblico risolutivo fissato per giovedì sul tema “Convivenza e sicurezza“».
«Siamo in ritardo anche perché il Leoncavallo non ha risposto alle nostre richieste - replica Terzi-. La maggioranza sta lavorando a un documento con le richieste preliminari in ambito di legalità prima di poter dare il via libera all’accordo. Condizione indispensabile è che il Leoncavallo dia un taglio netto con il passato e con le stagioni di lotta. Noi dobbiamo garantire una situazione di legalità».
Difficile da accettare per il centro sociale che ribadisce la sua posizione, senza rinunciare a trent’anni di lotta: «Il Leoncavallo - replica Farina - è cambiato e lo ha già dimostrato ampiamente». Insomma la soluzione sembra sempre più difficile e il ragionamento un circolo vizioso: gli autonomi chiedono di essere «legalizzati», stipulando un contratto di affitto, il Comune non dà il via libera finché le attività del centro non saranno legali.