Leonka, no global sui Suv che prima distruggevano

Così è cambiato il centro sociale: meno lotte, più jazz e soprattutto soldi

(...) autonomi, gli stessi che hanno disertato la manifestazione «No expo di mercoledì 24, nonostante avessero aderito all’iniziativa, così come la manifestazione antifascista di sabato 13.
E allora che cosa fanno i compagni, oltre a comprarsi auto e a suonare jazz? Appesa al chiodo la maglietta del Che, si sono messi a lavorare (se li chiami nel pomeriggio ti dicono che sono al lavoro e che non hanno tempo) per comprarsi un bel Suv... Non sarà ecologico? Pazienza. Intanto le mamme (quelle storiche del Leonka, s’intende, insignite dalla Provincia nel 2004 del premio Isimbardi per il loro impegno nel sociale) «spignattano» tutte le sere per la loro cucina popolare: di buona qualità e prezzi convenienti offrono pasti caldi a 3-5 euro a tutti, fino a sera tardi. Sono delle vere mamme loro, sfogano l’ansia sui fornelli, in attesa che l’ennesimo ufficiale giudiziario consegni loro l’ingiunzione di sgombero (la prossima è fissata per il 26 novembre) e della mamma hanno anche il cuore: se gli avventori non si posso permettere di pagare la minestra, loro gliela offrono lo stesso, col sorriso sulle labbra per di più. E se sono vegetariani o musulmani? I loro menù tengono conto anche di questo. Sempre le mamme, il cuore pulsante del Leo, nel 2006 hanno costituito la fondazione «La città che vogliamo» per poter prendere in affitto la struttura di via Watteau e procedere verso la regolarizzazione del centro sociale. Altro aspetto che stona con la storia ultratrentennale di lotta e illegalità, che lo contraddistingue da sempre. La somma pattuita coi Cabassi, proprietari dell’immobile è di 100mila euro. L’ultimo ostacolo al raggiungimento dell’accordo con il Comune? Abiurare il proprio passato, cosa che al momento i leoncavallini non si sentono pronti a fare. Nel frattempo cosa fanno? Ballano tarantella, ospitano il Linux Day, organizzano corsi di italiano per migranti (cui offrono consulenza legale), degustazioni di vini, concerti e dibattiti. Tutto qui, certo non è poco ma la politica, la lotta? Sono foto da attaccare all’album dei ricordi...Spariti dal sito volantini di manifestazioni e proteste campeggia solo, a lettere cubitali, l’annuncio per la maratona antiproibizionista del 5 maggio prossimo a Roma: quella sì che interessa ai compagni, che da anni si ostinano a celebrare feste del raccolto e della semina (di marijuana) magari con balli propiziatori al chiaro di luna...il contrabbasso vibra, il sax canta, non resta che lasciarsi cullare dalle dolci melodie del jazz immersi nei poliedrici graffiti, pezzi d’arte per Milano dopo la visita del critico d’arte Sgarbi...