Il Leonka progetta ristrutturazioni

L’illegalità del Leonka è colpa «degli uomini del ventennio che fanno ostruzionismo». Sì, avete letto bene: quattordici anni di occupazione abusiva dell’ex stamperia di via Watteau sono da addebitarsi agli «uomini del ventennio» che, giusto per capirci, sarebbero Ignazio La Russa e Riccardo De Corato. Davvero sorprendente l’ultima certezza siglata dai pasdaran dell’antagonismo metropolitana anche col tentativo di travestire i globetrotter no global da illuminati «che fanno cultura, che agiscono nel sociale e che riescono sempre a trascinare migliaia di giovani».
Loro (insieme alle mamme antifasciste) ne sono più che convinti fa sapere Daniele Farina, storico portavoce del Leonka: «La consegna di ottomila metri quadrati di funzioni pubbliche e collettive, di verde pubblico ai cittadini milanesi è osteggiata da un gruppo politico minoritario, votato da otto cittadini su cento. Intendimento rappresentato dal ministro Ignazio La Russa e dal senatore Riccardo De Corato contro la città dei movimenti, fatta di lotte e generosi tentativi di trasformazione, e anche quella del senso comune, fatta di quartieri e mercati». Naturalmente, «il Leoncavallo, comunque vada, vince» e, anzi, «resiste» con tanto di «progetti attuativi per la ristrutturazione degli spazi, per i quali abbiamo raccolto 200mila euro». Dettaglio, «per alcuni di questi lavori necessita la Dia, che la proprietà presenterà solo se c’è un accordo».
Virgolettati, quest’ultimi, che fanno a pugni con il principio giuridico che «la legge è uguale per tutti». «Loro sono fuorilegge» ripetono con chiarezza esponenti di Fi, mentre il vicesindaco De Corato auspica, senza mai citare il Leoncavallo, per «le decine di centri sociali che occupano abusivamente aree pubbliche o private, anche da molti anni, uno sgombero in tempi brevi». Già, «il messaggio» del Comune di Milano «è ormai chiaro, ovvero zone franche, come i centri sociali, non sono più tollerate».
Dunque, stavolta, quelli del Leoncavallo non possono continuare a dormire sonni tranquilli. Lo sfratto del Leoncavallo - il diciottesimo tentativo - previsto per domani, all’alba, potrebbe vedere l’ufficiale giudiziario pretendere il conto e non, come sempre, rimandare per «assenza della forza pubblica». Anche perché, quelli del Leonka, «non usano il tempo per lavorare e trattare bensì per continuare a recitare la parte di pietra miliare della resistenza e dell’antagonismo sociale» chiosa il leghista Matteo Salvini. E, poi, oggi non hanno più neppure l’appoggio della Provincia di Milano e del suo presidente Filippo Penati: ex amici indisponibili a sostenere il Leonka che dal vocabolario depenna il sostantivo «legalità»: «Noi - replica Farina - non disconosciamo l’operato di via Vivaio. Certo è però più ostico dare fiducia a un’amministrazione che sui rom, sui “migranti“ e sulle gabbie salariale sta dall’altra parte». La musica è cambiata, loro non se ne accorgono o, forse, lo scoprono già domani.