Lerner, "l’infedele" che tradisce solo chi non ha il potere

Specialista in imboscate tv, si definisce "figlio di nessuno" ma "salvò" Tronchetti e viaggiò con l’Avvocato Agnelli

«Un infedele anche un po’ bastardo», titolò Repubblica il panegirico all’ultima fatica letteraria di Gad Lerner. Ma «un po’ bastardo» è un po’ poco. Lerner ci tiene al marchio di fabbrica del «figlio di nessuno». Ci ha fatto un blog su internet. Ci ha scritto il libro (Feltrinelli, 2005) incensato da Repubblica sulla copertina del quale giganteggia il muso linguacciuto del suo cane, J, rigorosamente privo di pedigree: un incrocio, un meticcio si direbbe con terminologia politicamente corretta.
Il bastardo è la metafora della vita che ci aspetta, il simbolo di com’è bella la vita senza radici, l’esempio di quanto «le troppe identità inautentiche, artefatte, possono essere considerate la sciagura del mondo contemporaneo». È la cifra di Lerner. E allora Gad non si arrabbierà se qualcuno chiama bastardate le sue incursioni televisive.
Quella dell’altra sera da Santoro - il fotomontaggio di una breve del Giornale sbandierata come titolo di prima pagina - è soltanto l’ultima. «Una manipolazione», ha protestato in diretta Maurizio Belpietro, direttore di Panorama. Anche se la prima manipolazione era stata chiamare Lerner a difendere la memoria di Indro Montanelli: uno che era attivista di Lotta continua oltre che giornalista dell’omonimo quotidiano quando, nel 1977, l’allora direttore del Giornale fu ferito alle gambe dalle Brigate rosse.
Le «lernerate» non fanno quasi più notizia, tanto gli sono abituali. Chiedere conferma, un nome a caso, a Denis Verdini, ospite dell’«Infedele» alla vigilia del congresso fondatore del Pdl e fatto sedere in un angolo dello studio a sfavore di telecamera. Quando trasmise lo scorso ottobre una puntata su Eluana Englaro, Lerner imbastì un dibattito a senso unico, tutto sbilanciato a favore della battaglia condotta dal padre Beppino, con l’unica voce di Eugenia Roccella a sostenere argomenti dissonanti.
Accusare senza dare la possibilità di difendersi (come l’altra sera col Giornale) è la sua specialità. La prima puntata dell’attuale ciclo dell’«Infedele» era dedicata alle intercettazioni Telecom: in studio l’ex 007 Giuliano Tavaroli e il giornalista del Corsera Massimo Mucchetti a discutere di un convitato di pietra, Marco Tronchetti Provera, ex presidente della società telefonica, ex editore di Lerner ed ex capo di Tavaroli. Una mossa per prendere le distanze dal vecchio corso di Telecom e ingraziarsi la nuova dirigenza?
Del resto, quella di essere forte con i deboli e debole con i forti è una sua caratteristica. Mesi prima, Gad aveva ricevuto un dossier sugli affari di Telecom in Brasile e invece che farne oggetto di un’inchiesta delle sue consegnò il malloppo a Tronchetti. E da vicedirettore della Stampa ebbe il privilegio di un’esclusiva escursione in elicottero con l’avvocato Gianni Agnelli, fedelmente ed entusiasticamente raccontata in un reportage sul giornale della famiglia. Ma si sa, i servi dei padroni sono sempre gli altri.
Se invece decide di discutere di un tema filosoficamente pregnante ed esistenzialmente imprescindibile come «Perché siamo tutti vanitosi?», Lerner convoca uno squadrone di intellettuali che ai tempi di Gramsci si sarebbero chiamati organici mentre ora sono semplicemente degli snob da salotti buoni, e monta un’impalcatura secondo la quale la sinistra ha perso la superiorità culturale, etica e morale per colpa del gossip e della tv spazzatura. Tv berlusconiana, naturalmente. E come vittima sacrificale fa accomodare su una sedia che presto si trasforma in rogo Alfonso Signorini, direttore di Chi, settimanale della Mondadori tra i più venduti in Italia, presentato come «ideologo del pensiero dominante, un cortigiano organico dell’era Berlusconi, lo spin doctor della Casa reale».
Trappole, tranelli, imboscate studiate a tavolino. Anche quando il «Pippobaudo dell’Ulivo» (autodefinizione dei tempi in cui si diceva ispiratore di Prodi e Parisi) gioca fuoricasa. In un’altra puntata di «Annozero», Daniela Santanché fu insultata da due giovani immigrati senza che alcuno li zittisse. Lerner era tra gli ospiti. «È stato lui ad alzare i toni dello scontro accusandomi di violenza e xenofobia - accusò l’ex parlamentare di An - ha usato la violenza che fa parte della sua storia politica contro di me, che per il mio impegno in difesa delle donne musulmane devo girare con la scorta».