Lerner rilancia: per anni Sposetti protesse Consorte

da Milano

Il regolamento di conti a sinistra continua sul filo sottile della metafora cinofila, ma stavolta l’Infedele non fa sconti. E continua su Vanity fair (in edicola oggi), dove era cominciato dieci giorni fa con una missiva all’arsenico dell’ex consulente prodiano Gad Lerner al tesoriere diessino Ugo Sposetti, il risanatore dei conti della Quercia. In quella lettera il giornalista chiedeva spiegazioni sulla strana amicizia e sulle telefonate imbarazzanti del dirigente diessino con l’uomo che sta facendo crollare i sondaggi dell’Unione, l’ex ad di Unipol Giovanni Consorte. «Amo i cani, specie se meticci (o bastardi) come me - scrive oggi Lerner -. Dunque non chiederò né a D’Alema né a Fassino di mettere il guinzaglio a Ugo Sposetti, e di non farlo più abbaiare. Ma certo le parole in libertà del loro tesoriere rischiano di moltiplicare il disagio tra tanti cittadini di sinistra».
Alle accuse di Lerner il cassiere Ds ha risposto in verità solo sabato scorso (anche se indirettamente), all’assemblea dei tesorieri Ds, riconfermando la stima perfettamente intatta per Giovanni Consorte, «una delle persone migliori in circolazione nel campo dell’ingegneria finanziaria. Credo che l’aspetto giudiziario che lo ha coinvolto sia un suo problema personale, sul quale nessuno si può pronunciare». Offrendo così il destro a Lerner per un nuovo attacco: «Nessuno si può pronunciare? Un problema personale le plusvalenze milionarie dei manager diessini Consorte e Sacchetti? Mica male, detto da un esponente della direzione della Quercia». E poi, dopo il gancio, il diretto alla mascella: «Ma va là Sposetti, scendi giù dal pero. È di complicità politica che ti accuso: per anni ti sei ben guardato dall’avvertire come disdicevole il fatto che Consorte instaurasse rapporti con i settori più spregiudicati e retrivi dell’economia italiana. E nel frattempo ripianavi il debito dei Ds non con l’eroismo, ma attraverso le dismissioni».
Ma non ha finito il prodiano Lerner di prendersela con gli sponsor del centrosinistra, spiegando il retroscena di una sua intervista all’immobiliarista «furbetto» Danilo Coppola, «per cui qualcuno cercò di beccarmi. Quell’intervista diede fastidio perché raccontava di un suo incontro a dir poco sgradevole con Della Valle, cioè un grande imprenditore afflitto però dalla sindrome italiana per cui ogni capitalista che si rispetti per contare di più, deve investire in “potere”. Controllare una banca, un giornale e magari una squadra di calcio».