«L'eroe è Arafat, non i morti di Nassirya»

Carmine Spadafora

da Napoli

L'Italia intera li pianse, la commozione attraversò l'intero pianeta, l'Altare della Patria per tre giorni fu visitato da decine di migliaia di italiani, che vollero rendere omaggio ai 19 martiri di Nassirya, caduti per la pace il 12 novembre 2003. La memoria di quei giorni, l'11 settembre dell'Italia, è stata scalfita dalla iniziativa e dalle dichiarazioni del sindaco di Marano, popoloso centro a nord di Napoli, Mauro Bertini, dei comunisti italiani. Ex seminarista, ex Pci, ex Rifondazione comunista, Bertini ha cancellato con un colpo di spugna una delibera del commissario prefettizio con la quale si decideva di intitolare una strada ai martiri di Nassirya.
Al suo posto, una targa a nome del leader palestinese Yasser Arafat, «uomo simbolo dell'unità e della resistenza del popolo palestinese», come annunciava un manifesto nei giorni scorsi affisso sui muri di Marano.
Sciolto il consiglio comunale per presunte infiltrazioni della camorra, su decisione del Consiglio dei ministri (a Marano, comandano gli eredi del clan Nuvoletta, uno dei più temuti in Campania), il sindaco Bertini è tornato in carica nei mesi scorsi, dopo che le accuse si sono rivelate infondate. Ma, come primo atto, il sindaco di questo paese, località già afflitta da cronici problemi come la disoccupazione, la casa, la sporcizia, si è prodigato soprattutto per eliminare la targa dedicata ai martiri di Nassirya «perché per me non esistono martiri a pagamento. Quella gente non doveva morire, ma i martiri non sono loro che erano a pagamento: martire è Yasser Arafat, che si è sacrificato per il popolo palestinese».
Ma, ancor prima delle critiche pronunciate dai familiari delle vittime alla decisione del sindaco Bertini di cambiare nome alla targa, a bocciare l'iniziativa sono stati i cittadini di Marano: indifferenza totale alla manifestazione indetta per sabato scorso dall'amministrazione comunale. Nell'aula consiliare, non c'era il popolo, non c'erano gli studenti ma solo gli addetti ai lavori: leader palestinesi, dirigenti del Pdci e di Rifondazione comunista, qualche ultrà con le immancabili e tristi kefiah. Non c'erano e non hanno nemmeno condannato l’iniziativa gli esponenti dell'opposizione di centrodestra locale.
Nell'aula, tappezzata di poster con l'immagine di Arafat e adornata da tante bandiere palestinesi, sono stati ricordati nel corso del dibattito, gli ottomila prigionieri della Palestina, rinchiusi nelle carceri israeliane. Neppure una parola, invece, sui bambini di Israele e i loro fratelli più grandi, uccisi in centinaia di attentati. Neppure un momento di raccoglimento - passando da un terrorismo all'altro - per le migliaia di vittime dell'11 settembre, della Spagna, di Londra. Nulla.
Ma c'era anche qualcun altro sabato mattina, a non essere d'accordo con la targa intitolata ad Arafat, collocata a poche centinaia di metri dall'aula consiliare del comune di Marano: il vento. C'era il maestrale due giorni fa su Napoli: era tanto forte da consigliare agli operai comunali, la «rimozione» del pannello di via Arafat, per il timore che potesse essere divelto. Si riprova oggi ma chissà se, una eventuale indignazione della politica, possa costringere il compagno Bertini a fare marcia indietro.