Lesa cotoletta

Non farò nomi, e già questo la dice lunga. Sta di fatto che due noti stilisti hanno detto che toglieranno la pubblicità a un quotidiano per via di una recensione negativa del loro ristorante, e in particolare della loro cotoletta. Il bello è che l'hanno detto pubblicamente, in tv: questo genere di pressioni di norma è più sotterraneo. Ci sarebbe quasi da ringraziarli, se col loro gesto potessero contribuire al disvelamento di qualcosa che la nostra classe giornalistica finge di non vedere da anni: che la politica conta sempre meno e che a influenzare le nostre vite sono sempre più i centri di potere lobbistici e industriali e multinazionali, perché scrivere un articolo contro Prodi o Berlusconi oggi è facilissimo, il problema è scriverlo contro un'industria di moda, una marca di automobili o di acqua minerale, un grande gruppo farmaceutico o telefonico, colossi che il giornalismo statunitense seziona da almeno trent'anni mentre noi seguitiamo a pensare che la vita passi attraverso le crostate che i politici si cucinano a vicenda. Bene che vada abbiamo il bipolarismo televisivo e il diritto di Rai e Mediaset di scannarsi a vicenda, ma per il resto l'inserzionista non si tocca. Se un'acqua contiene arsenico, dove tizio produce le sue scarpe, se un'auto si rompe, quanti morti ha procurato un farmaco, sono tutti dettagli in confronto alla decrittazione dell'ultima enciclica di Napolitano.