L'esercito delle radioline resiste a sms e tsunami

Nonostante le nuove tecnologie, restano il mezzo più sicuro per dare aiuto nelle tragedie. E gli appassionati sono in aumento

«I radioamatori sono le ombre amiche dei viaggiatori di mare. Le voci e la vita che continuano chissà dove. Le voci che rompono il silenzio ossessivo e troppo lungo di certe solitudini. Che mi hanno seguito e amato. Volti nascosti e inimmaginabili che non vedrò mai. Ma anche a loro devo la forza di essere sempre arrivato a destinazione». Parole di Ambrogio Fogar, tratte dal suo ultimo libro: «Solo la forza di vivere». Ambrogio Fogar, riconoscibile e contattabile per tutti i mari, via radio, proprio grazie al suo nominativo di radioamatore: I2NS, ovvero Navigatore Solitario. L'universo (quello vero) è tutto loro. Anzi, anche mio, considerato che sono uno di loro. Ci sono ancora? E chi sono? Giocano con i loro «baracchini», parlandosi da un quartiere all'altro? O gigioneggiano a bordo di bisonti della strada per dirsi dove meglio fermarsi a mangiar bene? Macché quella è la preistoria della disinformazione. No, sono (siamo) soltanto un esercito di «pescatori di segnali». Una rete fatta di antenne, attese pazienti, prove e riprove. Perché siamo anche tecnici e sperimentatori. Una rete cucita insieme dal filo della solidarietà che fa spuntare il sorriso su mille volti che non si conoscono e, probabilmente, non si conosceranno mai.

SI NAVIGA GIORNO E NOTTE

Che stanno dietro una sigla. Perché in fondo, sotto una corazza, apparentemente asettica, fatta di codici e abbreviazioni gergali, mettiamo il cuore anche dentro le nostre radio e insistiamo nel sognare un mondo migliore. Un mondo migliore che in radio si concretizza quando si ascoltano le conversazioni serene e amicali fra radioamatori di Paesi che politicamente e strategicamente si detestano. O quando regali una parola di coraggio o riesci a spedire un medicinale, o il pezzo di un trattore a Padre Eugenio, 5R8DQ, in Madagascar, o a padre Gabriele D3SAF, in Angola, due missionari, due amici fra i tanti, conosciuti parlando al microfono. Il nostro è un esercito dalle mille bandiere ma senza confini. Che sceglie di navigare, giorno e notte, caldo torrido e freddo polare, tra le onde (quelle che stanno in giro per la ionosfera, quelle scoperte e imbrigliate da Marconi) inseguendo il più flebile dei segnali, magari con la più flebile delle potenze irradiata dal proprio trasmettitore e, naturalmente, dalla propria antenna.

Per arrivare ad essere on air, cioè a trasmettere, ai radioamatori occorre fare le cose sul serio: prendere patente e licenza, sostenendo esami ministeriali di teoria e tecnica, che fino a qualche tempo fa prevedevano anche una prova di trasmissione e di ricezione in telegrafia. Cioè con il codice Morse, quello che mette in fila parole e frasi con punto linea, linea punto etc. Quella telegrafia mandata in pensione, troppo presto anche dalle navi (eppure è sempre servita e persino la tragedia del Titanic fu arginata grazie al Sos lanciato dal marconista di bordo con il tasto telegrafico). Ecco, ne volete sapere subito una che consente di comprendere la simpatica svitatezza dei radioamatori? Da quando l'esame di telegrafia è stato abolito lo studio delle telegrafia e di conseguenza il suo utilizzo nelle trasmissioni tra radioamatori è aumentato.

MIGLIAIA ON AIR

Bizzarro, no? Come è anche in costante aumento l'uso della Rtty, Radio Teletype e di altre nuovissime trasmissioni nei modi digitali che emulano in qualche modo la telescrivente di buona memoria. Già, le domande iniziali. Eccomi con le risposte. I radioamatori nel mondo ci sono ancora e sono parecchi. Molto più di quanto si possa immaginare. Negli States sono circa 800mila e il numero, dal 2013, è in costante crescita (a ritmo di 15-20mila l'anno) in Giappone un milione e 400mila, circa 90mila in Germania, 60mila sia in Spagna sia in Gran Bretagna, 40mila in Italia. Di cui oltre 12mila iscritti all'Ari l'Associazione radioamatori italiani che quest'anno festeggia i suoi primi 90 anni di vita con un ventaglio di iniziative di pregio. Questa è la «popolazione delle onde» e quindi non trattiamoli (non trattateci) come certi simpatici animali in via di estinzione. Anche perché dove e quando tutto si ferma e viene spazzato via: tsunami, terremoti, alluvioni (non c'è stata una delle nostre tragiche vicende più recenti in cui i radioamatori non si siano mobilitati) la radio resiste, non viene sopraffatta e permette e permetterà di affrontare sempre ogni emergenza con la stabilità e la semplicità di un segnale e di un'antenna che non hanno bisogno di ripetitori telefonici e di celle cui agganciarsi. Ma volete mettere la velocità di un sms con una trasmissione telegrafica? Obietterete. Beh, sappiate che a Sydney hanno fatto la prova tempo fa: una sfida Morse contro Sms, tra il veterano delle radiotrasmissioni Gordon Hill, 93 anni e il tredicenne Devlin: stessa frase da inviare con Sms e con tasto telegrafico: nonno Gordon ha bruciato il ragazzino, in una manciata di secondi. Quindi non veniteci a dire che tutto è più facile oggi con un smartphone, un satellitare una chiamata via Skype.

RADIOLINE VIP

Ma da dove pensate che sia nato lo smartphone? Dalle intuizioni di Marconi. E che cosa ci facciamo con questi devices quando non c'è campo? Perché se non c'è campo non c'è partita. Non si parla, non si comunica. Noi radioamatori ci agganciamo sempre e comunque tra di noi. E con l'autorizzazione ministeriale e un nominativo che ci permette di farci riconoscere in tutto il mondo (una sorta di targa automobilistica che durerà per tutta la vita), con il mondo ci capiamo. Il mio? Piuttosto semplice: I2VGW (I come Italia, 2, per il codice postale della Lombardia e le altre tre lettere del suffisso assegnate dal ministero a seconda della disponibilità, nel mio caso due di esse si riferiscono al cognome e al nome). E, una volta on air, incontri gente che non ti chiede che mestiere fai o come la pensi politicamente. E infatti a nessuno è mai venuto in mente, a suo tempo, per esempio, di chiedere a re Hussein ovvero JY1 (il prefisso che identifica la Giordania) come andassero le cose nel regno. O di fare altrettanto con EA0JC, alias Juan Carlos. O di dar consigli a VU2SON, Sonia Ghandi. O invitare a togliersi i sassolini dalle scarpe a I0FCG, Francesco Cossiga, che al suo ruolo di radioamatore non ha mai abdicato nemmeno quand'era al Quirinale. In più, grazie ad elettrizzanti, recenti invenzioni, percorrendo sentieri radioamatoriali sono state alloggiate nostre apparecchiature nella Mir e sugli Space Shuttle, e anche sull'attuale Stazione Spaziale Internazionale.

COMUNICARE IN ORBITA

Del resto le associazioni radioamatoriali di vari Paesi tra cui l'Italia, hanno mandato in orbita, già da qualche decennio, piccoli satelliti artificiali (CubeSat) ad uso radioamatoriale. Ma è un dato di fatto che le conversazioni Terra-Spazio tra radioamatori e astronauti sono diventate sempre più frequenti tanto che si organizzano sistematicamente collegamenti tra scuole medie e superiori e gli astronauti a scopo didattico (chiedere a Roberto Vettori, Paolo Nespoli, Samantha Cristoforetti: tutti in orbita con il loro bel nominativo radioamatoriale tutti collegati da Terra da altri radioamatori e da decine e di studenti con una potenza di pochi watt lanciati nel cielo.

Ma cosa si raccontano i radioamatori fra loro? Intanto si scambiano notizie tecniche, suggerimenti, consigli di ricezione. Al termine della conversazione (QSO) tutto viene registrato per legge in un log di stazione e si provvede alla conferma del contatto inviando alla stazione collegata la cartolina (QSL) contenente tutti i dati del collegamento. La cartolina ha anche un valore aggiunto: serve a collezionare diplomi internazionali, a salire nella classifica mondiale fino al Top Honor Roll (sì io lo sono perché ho collegato tutti e 339 i Paesi «radiiantistici» collegabili nel mondo). Uno scopo ludico hanno anche i cosiddetti contest, gare organizzate dalle associazioni di radioamatori dei vari Paesi in cui vince chi realizza più collegamenti in un tempo limitato (di solito 24-48 ore). E ora che sapete (quasi) tutto, entrate nella stanza segreta di un radioamatore (il suo shack). Magari di notte quando vi sembrerà, con tutte le apparecchiature accese, di essere alla guida di un aereo. E cominciate a viaggiare. In quel nostro universo. Ascoltate quei segnali che arrivano e guardate quelle luci. Sono tante piccole lucciole che indicano la rotta della fantasia. E portano voci lontane. Che riscaldano il cuore.