L'estasi di "Repubblica"per Monti e consorte

Il giornale va in brodo di giuggiole davanti al neopremier e sposa. Tutto è perfetto: dal taccuino alla cravatta blu. La santificazione è in corso

Altro che lacrime e sangue, sono petali di rose. Non ci credete? I soliti malpensanti: andate a leggere i giornali che descrivono il professor Monti al lavoro. Pensate che sul suo tavolo ci siano forbici e cesoie per i tagli? Macché: c’è un cesto «di roselline bianche». Che tenerezza. Più che una manovra economica sembra si stia preparando una cenetta romantica. Arriverà il massacro, si capisce, però consolatevi: sarà un massacro molto profumato. Un massacro da roselline bianche.

Profumato, azzimato, elegante. E soprattutto sobrio. È così il candidato premier Monti, il «professore con il quadernone», come lo raccontano i giornali con un rialzo di saliva da far impennare lo spread dei leccalecca. Tutto è bello quello che fa lui, tutto è divertente. Anche le battute. Per esempio: due leader lo chiamano professor Tremonti, e lui risponde: «Avete sbagliato persona». Il giornalista chiosa: «Monti ha sense of humour». Eccome no: «Avete sbagliato persona», ah ah, che battuta geniale. Potrebbe assumerlo Fiorello per il prossimo show.

Che ci volete fare? Processo di santificazione in corso. Monti balla il valzer con la Bonino? Sì, ma «in maniera sobria». Va in vacanza in Svizzera? Sì, ma senza sfiorare Saint Moritz, che non sta bene. D’inverno mette sempre il loden, d’estate al massimo un morigerato pullover. Il suo hotel? Modesto. Le sue passioni? La bici. Però a volte gli pare troppo pure quella e così va a piedi nei boschi. Ma sì ecco a voi il Montistyle: tornano di moda il pauperismo, il cilicio esistenziale, la vocazione all’infelicità. Per esempio lui sul tavolo, insieme alle roselline, ha due bottiglie d’acqua, ma non riesce ad aprirle perché «non c’è il cavatappi». Poi ha un pacco di biscotti, ma sono così duri da risultare immangiabili. Poi scende in garage e prende l’auto, ma è «una vecchia berlina», italiana per di più, che forse non va neppure avanti. Del resto, si sa: anche la benzina ormai è una cosa da ricchi. E dunque da cafoni.

Il professore con il quadernone no, lui non è un cafone. Magari muore di sete perché non ha l’apribottiglie, ma è elegante e sobrio. Infatti porta sempre un abito grigio, roba che quando c’è la nebbia in Val padana rischiano di confonderlo con un paracarro. L’altro giorno, però, ha avuto un’idea geniale per darsi «un tocco di colore»: ha messo una cravatta blu. Pensa un po’ che colpo di scena: una cravatta blu. Che ci volete fare? Il professor Monti sa risolvere tutti i problemi allo stesso modo, dal debito pubblico italiano all’abbinamento cromatico dei vestiti. Poi, quando è in forma, pensate un po’, apre il suo bloc notes formato A4 e si mette addirittura a scrivere. Roba rara si capisce. Quel che basta per trasformarlo già in un monumento nazionale.

In effetti, quelli che si leggono sui quotidiani, più che racconti, sono estasi. I giornalisti davanti al Montistyle si commuovono. «La parola Montistyle spopola», scrivono al limite della commozione. E avanti con gli aneddoti compiaciuti. Arriva un libro di Boccaccio? Lui s’imbarazza. Gli dicono di pensare al Sud? E lui risponde: «Aspettavo voi per sentirmelo dire» (del resto si sa, è proprio spiritoso). Gli parlano? Lui risponde. Addirittura. Ed è in forma, fa anche domande, sempre ammesso che l’interlocutore nel frattempo non sia morto dalle risate di fronte alle sue battute. «Ha davvero un grande senso dell’umorismo», dicono i suoi amici debitamente intervistati. «Solo un po’ nascosto». Ecco, appunto: nascosto molto bene, direi.

Ma i segugi delle qualità del professore non si stancano facilmente. Scavano, scavano, scavano fra le roselline bianche senza stancarsi. E avvolgono con il profumo intenso tutta la sua vita: lo studio, la scuola, la famiglia, l’infanzia (pare che a dodici anni parlasse al tempio di riforma delle pensioni), la Bocconi, Yale, James Tobin e il premio Girometta d’oro, prestigioso riconoscimento del Varesotto che gli fu assegnato qualche anno fa e che ora sarà più ambito del Nobel. Ma soprattutto i segugi di Repubblica braccano, come sono soliti fare, la signora Elsa, la nuova first chic. E trasformano il suo ritratto in un trionfo: ecco a voi l’antipresenzialista che veste Giorgio Armani, la crocerossina griffata Curiel, ecco a voi la vera donna schiva, quella che passa il tempo a organizzare tornei di burraco e a lavorare per fornire protesi dentarie gratuite agli indigenti e lavoretti al laboratorio didattico di taglio e cucito «Punto e Croce». I due, va da sé, formano una coppia splendida: dev’essere davvero uno spasso, con lei che gioca a burraco e lui che fa battute da scompisciarsi del tipo «Lei è Tremonti? No, avete sbagliato persona». Chissà come si sono divertiti in questi 40 anni insieme...

A Bruxelles, infatti, li chiamavano i coniugi Findus, ma dev’essere la solita macchina del fango surgelato: sciura Elsa «in realtà è una donna affabile e cordiale», assicurano i severi colleghi di Repubblica. E poi ama i pantaloni, usa un trucco leggero, porta una «pettinatura gonfia delicatamente vintage» e soprattutto non ha mai fatto alcun ritocco estetico. Miracolo a Milano: avanti di questo passo, tra un Punto e Croce e una protesi dentaria, la proporranno per la beatificazione. Santa Elsa del Lifting Perduto. Del resto, oltre che devota alla Croce rossa, è anche molto credente. Va sempre in chiesa. In chiesa e alla Scala. Infatti la prima del 7 dicembre è l’unica mondanità che si concede: in quell’occasione First Burraco «si fa accompagnare in atelier dal marito per farsi consigliare nella scelta di una mise importante». Accidenti, che prova d’amore. E dicono che lui, notoriamente dotato di bacchetta magica, trovi sempre il modo di risolvere anche questo problema. L’ultima volta, con un colpo di fantasia, pare che abbia suggerito una cravatta blu.