L'Eta annuncia la fine della tregua. Zapatero: "Tragico errore"

Il movimento degli indipendentisti baschi rompe ufficialmente la fase di transizione iniziata dal dialogo con il premier spagnolo Zapatero. La rottura della tregua è un duro colpo politico per il primo ministro e i socialisti

Madrid - L’Eta ha annunciato la fine della tregua dichiarata nel marzo del 2006. In un comunicato pubblicato dal quotidiano basco Gara, Eta afferma che "non ci sono le condizioni democratiche per sviluppare un processo negoziale" e annuncia la fine della tregua alla mezzanotte di oggi. Secondo l’organizzazione indipendentista il paese Basco vive attualmente sotto uno "stato di eccezione" per colpa del Partito socialista (Psoe) al potere a Madrid e del Partito nazionalista basco (Pnv) al potere in Euskadi (Paese basco).

La risposta di Zapatero Il premier spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero ha oggi affermato che la tregua la cui rottura formale è stata annunciata dall’Eta, era "già rotta di fatto", e l’Eta "continua a sbagliarsi" come già fatto in passato. Zapatero ha assicurato che il governo userà "tutta la forza della legge e dello stato di diritto" per difendere la società dalla violenza. E ha invitato tutte le forze politiche all’unità in questo momento difficile aggiungendo che si impegnerà affinchè, malgrado gli attuali sviluppi, si giunga alla pace il più presto possibile.

Lotta dura L’Eta annuncia nel suo comunicato la riapertura di "tutti i fronti in difesa di Euskal Herria" e "contro questa falsa e putrefatta democrazia" sino a "uno stato indipendente" accusando il premier Josè Luis Rodriguez Zapatero di aver lasciato cadere la maschera che ha rivelato il "fascismo che lascia senza diritti partiti e cittadini". L’annuncio della fine della tregua permanente, che l’Eta aveva mantenuto malgrado l’attentato del dicembre scorso a Madrid, fa seguito al duro monito lanciato sabato da Arnaldo Otegi leader del Partito fuorilegge Batasuna, considerato ala politica dell’organizzazione armata. Otegi aveva denunciato una "situazione gravissima" a causa del "collasso totale" del dialogo politico fra i partiti baschi di cui aveva accusato Psoe e Pnv.

L'annuncio dei servizi Ieri il quotidiano El Pais ed altri giornali avevano poi riferito informazioni dei servizi segreti e della polizia secondo cui la rottura della tregua era imminente. L’ultimo colpo a un dialogo da tempo "bloccato", secondo la sinistra patriottica, era giunto con le elezioni amministrative dove era stata vietata la stragrande maggioranza delle liste indipendentiste accusate di essere infiltrate da Eta e Batasuna. Una situazione che era seguita alle gravi difficoltà per il dialogo politico basco, sotto la pressione dell’opposizione di centrodestra e delle famiglie delle vittime.

Il premier e il dialogo Il dialogo politico era uno dei due pilastri del negoziato voluto da Zapatero, l’altro le trattative dirette, mai cominciate ufficialmente, fra Eta e governo. Per l’Eta il "blocco" del dialogo politico, da cui sarebbe dovuto uscire un accordo sull’autodeterminazione per includere le tre province basche e la Navarra, era la condizione indispensabile al negoziato con Zapatero. Senza di esso infatti le trattative con il governo si sarebbero ridotte al tema dei prigionieri politici e del disarmo. La rottura formale della tregua, sia pure attesa, è un duro colpo per Zapatero che malgrado l’attentato di dicembre e la "rottura" del processo, aveva mantenuto le speranze di poter riaprire il dialogo. Il fallimento del negoziato rischia di avere, secondo gli osservatori, contraccolpi politici sulle elezioni generali del 2008, considerato che la lotta contro l’Eta è usata come ariete contro il premier dall’opposizione di centrodestra che lo ha accusato di debolezza e cedimenti.