L'eterna "questione meridionale" degli editori

Apre «Più Libri Più Liberi»: al centro della rassegna il tema del Sud, dove 95 comuni su 100 non hanno una libreria

La manifestazione «Più Libri Più Liberi», che si terrà a Roma da domani al 10 dicembre, al Palazzo dei Congressi dell'Eur, non è la Fiera dell'editoria romana (e lasciateci dire: per fortuna), ma quella dei piccoli e medi editori. Rappresenta cioè un conglomerato non facilmente definibile che pesa per quasi un terzo sulla massa complessiva del mercato librario e dell’interesse del pubblico. Stefano Arosio, dell'Istat, fornirà dati su cui riflettere: oltre metà della popolazione italiana non legge più di tre libri all’anno. Svariati milioni di italiani non ne leggono neanche uno. E tuttavia le imprese editoriali attive sono 7.547 (per quanto quelle veramente «grosse» si contino sulle dita di una mano). Il che porta a un catalogo di titoli cosiddetti «commercialmente vivi» di 545.762 unità, nel 2006. Un bel paradosso. In altre parole: noi italiani teoricamente, entrando in libreria, abbiamo facoltà di scegliere tra mezzo milione di titoli, ma poi finisce che gli autori che vendono cifre significative, cioè qualche migliaio di copie, sono poche decine. In più, il sistema mediatico spinge a dismisura su pochi nomi, in base a criteri spesso discutibili. E quei pochi nomi occupano in permanenza le classifiche dei più venduti.
Di queste e di altre deformazioni, reali o apparenti, discuteranno esperti e addetti ai lavori, come Giovanni Peresson, presidente dell'Associazione italiana editori (Aie), Alberto Galla, Mauro Morellini, Simonetta Pillon. Tutte persone che sanno bene come a un’editoria virtuale non sempre corrisponda una risposta del Paese reale.
Già temiamo i comunicati stampa. Quelli che ci diranno che dalla Fiera di Roma sono transitate tot decine di migliaia di persone. D'accordo. Ma a fare cartellone ci sono sempre gli stessi, Camilleri e Baricco, il neoprofeta Erri De Luca distribuito in autogrill, Ugo Riccarelli sempre più amico del sindaco romanziero di Roma stessa, Veltroni Walter. Poi il direttore della Fiera Fabio Del Giudice lo sa benissimo che nell’Italia del Sud 95 comuni su 100 non sanno neppure che cosa sia una libreria. Ecco: il Sud. Se la Fiera di Roma ha il merito di aver spostato per una volta il baricentro a meridione, non vorremmo che l’evento romano si trasformasse nel solito buco nero che divora anche la luce del sole. Non sappiamo se l’Istat dica anche questo, ma la penuria di lettori, in Italia, è un’altra questione del Sud. Questa sì che è una sfida per la piccola e media editoria. E in effetti oggi al Sud ci sono alcuni tra i piccoli editori più interessanti del Paese. Per esempio la giovanissima casa editrice Duepunti di Palermo. O la storica Guida di Napoli. O la calabrese Rubbettino. Nessuno si illude che gli editori del Sud possano conquistare il Nord. Eppure, in un certo senso, non avviene neppure il contrario. Una fra le tante domande che ci si potrebbe porre nei prossimi giorni a Roma è dunque questa: che cosa sono in grado di fare gli editori del Sud per conquistare almeno i lettori delle proprie terre? Fiduciosi, attendiamo risposte.
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