Letizia Moratti ringrazia Milano: "E' la città della passione civile"

Il discorso del sindaco alla consegna delle Benemerenze: "Ripartiamo dall’unità e dall’impegno dei nostri abitanti". "Non c'è solo l'Expo, ma mille realtà culturali ed economiche". E' un grande onore essere al servizio della città". "I nostri cittadini sono abituati al lavoro e alla generosità"

Un inno alla città. In dieci minuti il sindaco ripete trentatrè volte la parola Milano o milanesi. E già all’inizio precisa che «negli ultimi tempi se ne sente parlare tanto, ma non c’è solo l’Expo». Letizia Moratti garantisce che il discorso di un sindaco alla città è il frutto di un anno di incontri e di «ascolto dei cittadini», e non risponde a qualcuno in particolare, neanche al cardinale insomma. Ma non è un caso se quello pronunciato ieri mattina sul palco del teatro Dal Verme, dove è andata in scena la tradizionale cerimonia di consegna degli Ambrogini, è suonato proprio come la risposta a distanza (di tre giorni) alle critiche sollevate da Dionigi Tettamanzi nella basilica di Sant’Ambrogio. Il cardinale ha chiesto a Milano «sobrietà e solidarietà», ha ricordato che la ricchezza «sono gli abitanti, non bastano edifici, ponti, grattacieli, strade a rendere ricca e interiormente viva una città». Ma la Moratti tranquillizza, «non c’è solo Expo, anche se Milano l’ha vinto proprio per le sue eccellenze. Ci sono mille realtà economiche, culturali e umanitarie che si muovono per costruire il presente e il futuro della città». Tettamanzi è preoccupato di una cementificazione che non coprirà, però, i bisogni dei milanesi? Il sindaco, davanti non a caso ai capogruppo del consiglio comunale - sia di maggioranza sia di opposizione - che sono seduti in fila sul palco del Dal Verme, ne approfitta per ricordare quello strumento a cui pochi giorni fa la giunta ha dato il via libera, e che oggi «rappresenta un’occasione storica per Milano, il piano di governo del territorio». Le nuove regole urbanistiche con cui «possiamo ridisegnare il volto della città, che deve offrire sempre più servizi e più verde». E su questa strada «so che siamo tutti uniti». Un accenno che suona tanto come un invito bipartisan ad approvare il documento evitando la guerra in aula già annunciata dal Pd.
Il sindaco confessa che vorrebbe consegnare a ciascuno una benemerenza, per premiare «idealmente l’impegno e la passione civile di tutti quelli che con senso di responsabilità lavorano per il bene comune. Non c’è bisogno di gesti clamorosi, ma di collaborazione quotidiana. Essere al servizio della città è un grande onore». Anche in tempi di crisi e di trasformazioni. «Oggi è più difficile essere milanesi - ammette -. Sono aumentati i problemi, le povertà, il numero di immigrati e di anziani, le emergenze sono più grandi. E c’è una crisi che spinge tutti ad essere più parsimoniosi e attenti». Ma diventa pure l’«occasione di individuare nuove opportunità. Milano sta affrontando tutto questo con fatica e a volte anche con qualche incertezza, per capire qual’è la scelta giusta per affrontare esigenze spesso contrapposte». Non nasconde che la difficoltà colpisce in primis le istituzioni. Non cita gli sgomberi dei rom che hanno sollevato tante polemiche ma ammette che «per chi amministra è difficile ogni giorno capire la scelta giusta tra rigore e accoglienza». E insiste sulla Milano «città del fare, spesso sento dire che deve ripartire ma non sono d’accordo, siamo la città del cambiamento, del lavoro, della generosità e del rimboccarsi le maniche».