Letizia Moratti: "Solo chi rispetta le regole va accolto, mettiamo un freno all'inutile buonismo"

Il sindaco di Milano torna sul "no" all’iscrizione alla materna per i figli
degli irregolari e sulle polemiche innescate dalla Bindi e da Ferrero: "I flussi vanno gestiti con rigore.
Mettiamo un freno all’inutile buonismo che illude gli stranieri e
alimenta l’illegalità. Il governo ci dia la possibilità di integrare
davvero gli stranieri&quot;. <a href="/a.pic1?ID=229574" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">&quot;Io immigrato di dico no ai clandestini a scuola, vince l'illegalità&quot;</font></strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=229763" target="_blank"><strong>Don Rigoldi: &quot;Mi hanno fatto dire quello che volevano&quot;</strong></a>

da Milano

«Milano vuole accogliere davvero e non vuole illudere nessuno con un buonismo inutile e dannoso per tutti». A sentirsi dare della razzista, il sindaco di Milano Letizia Moratti, non ci sta. E dalla sua parte ha la maggior parte degli italiani: nonostante due giorni di polemiche e accuse lanciate prima dai ministri Rosy Bindi, Paolo Ferrero e a ruota da Giuseppe Fioroni e le «lezioncine» dell’assessore romana alle Politiche dell’educazione, Maria Coscia, aumenta il numero delle voci favorevoli alla linea del sindaco milanese.
C’è un sondaggio di Sky che vede sette italiani su dieci promuovere a pieni voti la decisione della Moratti sugli asili comunali. E ci sono, perfino tra gli immigrati, voci che concordano pienamente: chi non ha il permesso di soggiorno non può iscrivere i figli alla scuola materna. E non è una novità del 2008, è stato così sempre.
Ma da qualche giorno quello che è sempre stato ovvio, all’improvviso ha scatenato una tempesta di polemiche, compresa ieri quella dell’Unicef che ha denunciato la «netta violazione dei diritti all’infanzia» da parte del Comune di Milano. Che pure, a differenza di quanto accade a Roma e in altre grandi città, oltre ad avere già accolto oltre 21mila bambini nelle 170 scuole d’infanzia comunali, ad oggi ha ancora settanta posti vuoti a disposizione.
Sindaco, perché non volete gli irregolari all’asilo? A Roma li accolgono a braccia aperte...
«Decisioni come quella di accogliere bambini irregolari negli asili comunali alimentano una cultura dell’illegalità che genera purtroppo comportamenti criminali, come le occupazioni abusive».
Vede un legame tra questi fenomeni?
«Il legame è la sensazione di impunità legata alla mancanza del rispetto delle regole. Quando si lascia diffondere questa sensazione, si provoca una perdita di fiducia nelle istituzioni che devono garantire i servizi a tutti i cittadini. E alla fine a essere penalizzati sono propri gli stessi cittadini».
Intende dire gli italiani?
«Intendo, senza distinzioni, sia gli italiani che gli immigrati regolari, che lavorano, pagano le tasse e si aspettano i servizi che lo Stato e le istituzioni pubbliche devono garantire».
Allora, non è vero che il Comune di Milano è razzista?
«Anzi, casomai è vero il contrario. Milano è sempre stata una città che accoglie, nel rispetto delle regole della convivenza civile».
Ma cosa chiedete?
«Chiediamo rispetto delle regole, ma anche che il governo ci metta nelle condizioni di accogliere davvero».
In che modo?
«Occorre maggiore rigore nel modo in cui vengono gestiti i flussi migratori, che andranno a crescere sempre di più, ma che non fanno altro che alimentare le false speranze di chi viene nel nostro Paese a cercare un lavoro e una sistemazione che nessuno gli ha garantito, finendo così purtroppo spesso per andare a ingrossare le fila del mercato nero del lavoro e della criminalità organizzata».
Lo chiedete da almeno un anno. E in attesa di un segnale dal governo?
«Milano nel frattempo è anche impegnata in prima linea per aiutare i Paesi da cui provengono molti di questi immigrati, nella reale azione di formazione del capitale umano, in progetti di sviluppo di cooperazione che puntano a migliorare progressivamente le condizioni di vita e i servizi di pubblica utilità essenziali, come scuole e ospedali».
Fate tutto da soli?
«In questi progetti all’estero, esattamente come in città, ci muoviamo coinvolgendo risorse ed energie del volontariato e del privato sociale».
Ma chi vive in città da clandestino e ha un figlio piccolo non può davvero sperare in uno strappo alle regole?
«Assolutamente no. Milano, ribadisco, vuole accogliere davvero e non vuole assolutamente illudere nessuno con un buonismo inutile e dannoso per tutti».
Quale sarebbe il rischio?
«Dove non c’è convivenza civile basata sul rispetto delle regole si alimentano insicurezza e precarietà che possono essere fonte di conflitti sociali».