Letizia Muratori regina della Roma «terrona»

In «Tu non c’entri» storie di sesso maldestro e slang giovanile

Spiritosa la ragazza. Dice: «Da quando li ho conosciuti, questi adolescenti pieni di catenine e mutande a vista, persi dietro lo skateboard, sono diventata grande. Niente più jeans a vita bassa e ombelico di fuori. Ora indosso gonne e scarpe da donna. I loro occhi mi guardavano schifati, mi davano del lei. Ho solo 32 anni». La ragazza è Letizia Muratori, romana, anzi «pariolina», divorziata da anni, giornalista di Primissima e collaboratrice di Capital, poetessa a tempo perso e ora, forse, scrittrice a tempo pieno. Einaudi, nella ghiotta collana «Stile libero», ha appena pubblicato il suo primo romanzo, Tu non c’entri (pagg. 180, euro 9,80), che segue di pochi mesi il fortunato racconto Saro e Sara inserito nella sex-anthology Ragazze che dovresti conoscere. Quel racconto di sesso e scimpanzé, ben recensito dai critici, era già un traguardo per lei. Invece ecco l’esordio nell’ambìta palestra letteraria dei nuovi talenti, introdotto da un verso di I love everybody, la ballata che il texano Lyle Lovett dedicò alla moglie Julia Roberts prima d’essere mollato.
Eccentrica la ragazza. Alta, mora, ironica e osservatrice, con una punta di estrosa ossessività che prima scaricava nel vestire, la Muratori non imita né la Santacroce né la Stancanelli. Dunque potrebbe diventare un caso in quest’Italia letteraria che inventa un capolavoro a settimana. Da lunedì in libreria, Tu non c’entri sta vendendo bene, e non sono solo i parenti e gli amici a comprarlo. Se n’è subito accorto Gigi Marzullo, che stasera accoglie la neo romanziera nel suo salotto culturale su Raiuno. Lei si dice emozionata. Il suo primo libretto di poesie, Luce intermedia, prefatto da Plinio Perilli, se lo pagò da sola, nel 1999, sbriciolando qualche diffidenza e incrociando le dita. Versi mica male, spesso in rima (eccone uno: «Seguo ciò che è alla mia portata:/l’ascesa volgare della calza smagliata»), con echi di Patrizia Cavalli e Maria Luisa Spaziani, che però non le aprirono la porta a un bis. Così, tra un’intervista a Sergio Rubini e una scheda sui cine-incassi natalizi, ricominciò a scrivere in prosa, per piacere personale, poco illudendosi sulla possibilità di pubblicare presso un editore vero.
Invece no. L’amicizia con Teresa Ciabatti, stroncatissima autrice di Adelmo, torna da me, la proiettò nel giro letterario che conta, o almeno che aiuta: il fiuto di Severino Cesari e il pragmatismo di Paolo Repetti, talent-scout all’Einaudi, hanno fatto il resto. Fortunatamente, perché la ragazza, oltre ad essere spiritosa ed eccentrica, ha del talento. Non date retta a chi, per comodità e pigrizia, dirà che Tu non c’entri è un’ennesima variazione sul tema di Melissa P.: amplessi sfrenati & adolescenza smarrita. Vero, si racconta di una quindicenne piuttosto disinibita, Elena, ma con una differenza: il sesso qui non è dato come una pratica pacifica, è più nelle parole che nei fatti, goffo, veloce, maldestro. Difatti la ragazzina, che vive con la madre nella Roma «terrona» di piazza Bologna, scopre - o perlomeno sente - d’essere incinta. Lei che la dà a tutti, ma non si toglie la maglietta nemmeno morta (alla fine scopriremo perché), ignora chi sia il padre. Nel dubbio, novella Filumena Marturano, scrive a tutti i suoi «amanti», Oscar, Antonio, Luca, l’adorato Marco, per inchiodarli, forse solo per sfidarli. Sarà l’inizio di un’autentica «caccia alla strega».
Dialoghi sonori e astratti, poca introspezione, un evidente ripudio del «maledettismo brandìto», la Muratori reinventa lo slang adolescenziale e l’applica ai suoi sciamannati. Che non vedono l’ora «di brasarsi sul letto» e maneggiano «un pezzo di fumo per farsi il tramonto», tra piazze «che sembrano fatte di ricotta col Nesquik». Un mondo che rifiuta gli adulti, anche quando appaiono adolescenti di ritorno, nel quale - ecco il senso del titolo - è difficile entrare. L’autrice, un occhio a Ivy Compton-Burnett, l’altro a Silvia Ballestra, ci prova e ci riesce, siglando un epilogo che raccomandiamo a Marzullo. Recita: «Elena rimasta sola ascoltò il fuoco che si spengeva sotto la forza paziente della saliva».

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