"Letizia può spuntarla se parla di fatti concreti"

Alessandro Amadori è stato forse l’unico esperto a prevedere la sorprendente vittoria di
Pisapia al primo turno. Ora  non esclude il controsorpasso: "Non è il secondo tempo, ma un’altra partita"

Milano - È stato forse l’unico esperto a prevedere la sorprendente vittoria di Giuliano Pisapia al primo turno. Ora, ulteriore colpo di scena, Alessandro Amadori, sondaggista e direttore di Coesis, non esclude il controsorpasso in zona Cesarini: «Attenzione, il ballottaggio non è il secondo tempo, ma un’altra partita. Possiamo aspettarci qualsiasi risultato».

D’accordo, ma Pisapia parte dal 48 per cento, proprio dove lei aveva fissato l’asticella con le sue rilevazioni prima del voto. La Moratti è indietro di sei punti abbondanti, non arriva al 42 per cento. Come immaginare un ribaltone?
«Non si lasci fuorviare dai risultati del primo turno. Sono importanti, ma domenica è un’altra storia».

Perché?
«Le cose stanno così: la Moratti ha commesso un grave errore. Ha presente quando si tirano le orecchie ai bambini?».

Ho presente il faccia a faccia davanti alle telecamere di Sky
«Il primo cittadino è andato a impelagarsi nella storia dell’auto rubata, che poi rubata non era, dal giovane Pisapia. Un bel pasticcio».

Risultato?
«Il sindaco ha ottenuto il risultato esattamente opposto a quello che si prefiggeva: ha compattato gli elettori potenziali di Pisapia che sono andati in massa al voto. Insomma, il sindaco, con quell’uscita, ha mobilitato la sinistra e ha perso almeno due o tre punti».

Adesso?
«Adesso, paradossalmente, potrebbe scattare l’effetto contrario».

Potrebbe andare alle urne la destra?
«Sì, Pisapia ha raggiunto quel 47-48 per cento, già toccato da Ferrante nel 2006, che costituisce il limite al momento del centrosinistra milanese. Di più era arduo fare, ma la destra ha ampi margini di recupero. Gli elettori che sono rimasti a casa al primo turno, o una loro parte, convinti che i giochi fossero già chiusi, potrebbero ripensarci e correre alle urne per salvare la Moratti».

Sei punti di distacco non sono troppi?
«Dipende. Si tratta di ingolosire i milanesi. In questi giorni si parla, molto più di prima, di cose concrete, dell’idea della città, delle scuole, degli asili, delle case popolari e poi, perché no, dei rom e della moschea. Gli astenuti potrebbero battere un colpo e sarebbe un colpo per il sindaco uscente».

I ballotaggi di solito premiano la sinistra, che è più militante.
«Questa partita potrebbe funzionare con uno schema capovolto».

Il voto non sarà il solito eterno referendum su Berlusconi?
«Non credo. Il secondo turno ha motivazioni diverse, più legate al territorio e alla città. Semmai sono da considerare altre variabili».

Quali?
«Dobbiamo capire come si orienteranno i 35mila elettori del Terzo polo che al primo giro hanno scelto Manfredi Palmeri. Come vede, al secondo turno l’offerta cambia e si rimescolano le carte. Naturalmente è facile pensare che al ballottaggio i seggi saranno meno affollati, e pure questa è un’incognita su cui pesa il clima. Il giorno di pioggia o di sole».

Cosa deve fare la Moratti per tentare di risalire la china?
«Entrare nei problemi della città e cercare di convincere chi rimasto a casa domenica 15 maggio».

Il risultato non è scontato?
«No. Molti voti potrebbero spostarsi anche negli ultimissimi giorni. Alle provinciali del 2009, a parti inverse, Penati, indietro di molti punti, per la precisione di 6 punti come oggi la Moratti, sfiorò il colpaccio al ballottaggio e lo mancò di un soffio. Perse ma in pratica annullò il distacco».

Domenica si aspetta un colpo di scena?
«Sto elaborando i dati, le sorprese sono possibili. Chi ragiona con schemi vecchi potrebbe essere smentito. Esattamente come è successo al primo turno. Molti ragionavano su un pregiudizio: a Milano la sinistra non può vincere. E invece Pisapia ha portato a casa il primo round. Il problema è che i conti si fanno alla fine del ballottaggio: la Moratti può ancora farcela».