Letizia supersindaco: per 15 giorni farà il pieno di deleghe

Gli ex assessori ora eletti consiglieri si dimettono. Fino alla nuova giunta i poteri passano alla Moratti

Assessori o consiglieri? Con l’aria che tira non c’è dubbio: meglio mantenere il posto sicuro in aula in attesa delle decisioni di Letizia Moratti. Anche a costo di perdere almeno una settimana di stipendio, cioè un quarto dei tremilaottocento euro con cui vengono retribuiti ogni mese i membri della giunta. Tanto più che, abbandonando il vecchio incarico, i sei assessori appena eletti consiglieri potranno partecipare all’elezione del presidente del consiglio comunale, in calendario per lunedì prossimo.
Così Riccardo De Corato, Tiziana Maiolo, Giulio Gallera, Giovanni Bozzetti, Guido Manca e Aldo Brandirali (tutti in squadra con Albertini e poi candidati alle amministrative) si preparano a presentare le dimissioni da assessori per domani o massimo giovedì, come previsto dalla legge che sancisce l’incompatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere. La Moratti prenderà ad interim su di sé tutte le loro deleghe, diventando più che un supersindaco, una specie di monarca assoluto. Fino a quando verrà nominata la nuova giunta, l’ex ministro avrà le deleghe a Lavori pubblici, Arredo urbano, Parchi e giardini, Politiche sociali, Decentramento, Rapporti con il consiglio, Servizi funebri, Turismo, moda e eventi, Sicurezza e Sport.
Un regno che comunque durerà molto poco e che soprattutto non altera di molto i reali poteri del sindaco, che risponde sempre anche giuridicamente degli atti del Comune. «Noi siamo in carica solo per l’ordinaria amministrazione, per qualsiasi atto straordinario già adesso è necessario l’intervento del sindaco, che in ogni caso per legge ha sempre la facoltà di avocare a sé qualsiasi delega» spiega il dimissionario Riccardo De Corato, l’unico che comunque non perderà una lira perché, essendo parlamentare, ha sempre fatto il vicesindaco gratis. E salvo rivoluzioni dell’ultima ora, al massimo tra due settimane tornerà a farlo. Ai collaboratori degli assessori dimissionari, comunque, gli uffici del Comune hanno già cominciato a chiedere la restituzione dei telefoni cellelulari.
Certo anche il rientro in giunta di Tiziana Maiolo che, in attesa di quel giorno, si prepara a spedire a Palazzo Marino la dichiarazione di non incompatibilità con la carica di consigliere comunale (che appunto obbliga alle dimissioni dalla giunta). «Siamo assessori con il vecchio mandato, dimettersi è onesto nei confronti degli elettori e della Moratti» spiega Giovanni Bozzetti. E a dire addio all’assessorato allo Sport si prepara anche Carlo Brandirali, per il quale sarebbe in arrivo un ruolo di peso all’Aeroporto di Orio al Serio.
Tutti e sei voteranno il nuovo presidente del consiglio comunale, ruolo per il quale è stata trovata l’intesa sul nome di Manfredi Palmeri, che sarà difesa anche grazie alla presenza in aula di Silvio Berlusconi, che presiederà la prima seduta come consigliere più votato. Nessun dubbio, né di regolamento né politico, sulla correttezza di eleggere le cariche istituzionali prima di passare alla nomina degli assessori. «È un modo di valorizzare la funzione del consiglio comunale» spiega il commissario vicario di Forza Italia, Maurizio Lupi. Il modello di tutto rispetto è il Parlamento: «L’elezione dei presidenti delle Camere avviene prima della nomina dei ministri, così che il governo possa già avere un interlocutore nelle istituzioni». La conclusione è politica: «Nel momento in cui il presidente del Consiglio sarà di Forza Italia, il vicesindaco non potrà che essere di An».